Nominativi fritti e mappamondi
e l’arca di Noè fra due colonne
cantavan tutti chirieleisonne
per l’influenza de’ taglier mal tondi.
La luna mi dicea “Ché non rispondi?”.
E io risposi “Io temo di Giansonne[1]
però ch’i’ odo che ‘l diaquilonne[2]
è buona cosa a fare i capei biondi”.
Per questo le testuggini e i tartufi
m’hanno posto l’assedio elle calcagne,
dicendo:”Noi vogliam che tu ti stufi”.
E questo sanno tutte le castagne:
pei caldi d’oggi son sì grassi i gufi
ch’ognun non vuol mostrar le sue magagne.
E vidi le lasagne
andare a Prato a vedere il Sudario,
e ciascuna portava l’inventario.
Il più celebre, probabilmente, dei sonetti del Burchiello, sin dagli inizi variamente interpretato. Ancor oggi c’è chi ne preserva il “senso del non-sense” e chi invece vi individua una finalità di aequivocatio oscena, basata appunto su un sistematico ricorso al “doppio senso”.