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Utente: viomarelli
Nome: viola amarelli
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lunedì, 09 novembre 2009

Antonio Sabino su Albrecht Durer

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Albrecht
Dürer

No, perché questo mondo non è sconcio,

neppure sciapito o inane,

ma solo il teatrino che a me stesso acconcio,

un battagliar placido di rane

 

Pieghevole come un sipario cartonato,

sul quale fare pressione

con modo e senso che è già stato dato

al momento della creazione

 

Ed è presago chi non muove più la mano

Né accumula forze che tanto poi sperde

Per dare forma e misura sempre invano.

 


postato da: viomarelli alle ore 10:25 | link | commenti (2)
categorie: antonio sabino
domenica, 14 giugno 2009

DUE ITALIANI A ROMA (Discorso extramorale, extrasociale, extraterrestre tra due italiani)

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G. B. (spuntando da un angolo di Villa Pamphili): Che è tutta sta caciara?

 

A.     S.: Sst stanno montando la tenda

 

G. B.: La tenda?

 

A.S.: La tenda di Gheddafi, è in visita a Roma e mette giù la tenda

 

G. B. Te credo, viene a giugno a Roma e pretende pure di trovare un posto in albergo? Ma non lo sa che doveva prenotare minimo due mesi prima?

 

A. S: Abbassa la voce

 

G. B.: ma poi chi è questo Gheddafi, ma non è un dittatore?

 

A. S.: Macchè dittatore, è il presidente della Libia

 


postato da: AntonioSabino alle ore 08:30 | link | commenti (6)
categorie: antonio sabino
martedì, 20 gennaio 2009

ANTONIO SABINO: CIECO TRE OCCHI

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                                                                  E vedo l’uomo con tre occhi
                                                                Perché è cieco
                                                    E il bastone bianco gli è vista
                                        Come sono  i piedi che poggiano al suolo

 

Osservo l’Ephemeroptera lucivaga, singulto d’esistenza, questa Ephemeroptera unica-vita univoca, mosca di maggio fuori stagione, e penso che domani sarà probabilmente morta mentre mi aggirerò per la strada composita-luce, eppure è pura vita, ogni battito delle sue ali sono migliaia di battiti del mio cuore ondivago, essa trascorre in poche ore i miei molti anni, senza bisogno dei momenti d’assenza,  del dormire, del perdersi nel nulla, e nel mio sogno ad occhi aperti vedo come sarebbe la mia esistenza se anche io fossi pura vita, e il fuoco di una piccola fiamma si riduce ad un puntino ma d’immenso fragore: pochi istanti di creazione deflagrante.


postato da: AntonioSabino alle ore 00:35 | link | commenti (7)
categorie: antonio sabino
mercoledì, 03 dicembre 2008

Baltimora - Antonio Sabino

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A   E.A. POE

 

Donne perdute lungo la banchina del porto di Baltimora,

le ho viste l’anno scorso, come se fosse adesso,

e danzavano bianche e pallide come le vele al vento

ma non c’era vento attorno, se non nel mio occhio stanco,

lungo la linea tagliente dell’orizzonte ferivo la palpebra

calante come una luna tuffata sotto l’abisso del gorgo,

se non nella mano che tremava, tremava stringendo l’altra mano perché non tremasse,

la parabola dei ciechi lungo le colline la notte e il giorno,

seguivano in fila i gesti informi della voce, quei suoni inutili

richiamati dalla cortesia della palude della gente di biacca

che si stendeva lungo tutta la banchina del porto di Baltimora

illudendosi di risalire o discendere fino all’oceano,

acqua stagnante.


postato da: viomarelli alle ore 16:04 | link | commenti (6)
categorie: antonio sabino, scrittura in versi
mercoledì, 10 settembre 2008

Antonio Sabino: Nella stanza risuonava Schubert

 

pianista 

 

Nella stanza risuonava Schubert

Impromptu Op. 142, nr. 3

Mentre due denti mi saltavano fuori dalla bocca con il sangue che colava sul pavimento,

le mani legate, sputavo perché era come se affogassi in quel sangue,

potevo sentire un terzo dente mezzo strappato in bocca

dondolava se ci passavo sopra la lingua, ma faceva troppo male per tornarci altre volte,

speravo cadesse, lo tirassero fuori quel dente, non me ne fregava nulla di tenerlo,

che te ne fai di una cosa già morta?

Cosa te ne fai di un dente quando non c’è cibo?

Anche a loro non fregava nulla dei miei denti, non erano d’oro,

avevo una magnifica dentatura io

mai visto un dentista

avevo una magnifica dentatura quando stavo a Varsavia,

mica come ora che vomito denti marci ascoltando Schubert,


postato da: viomarelli alle ore 06:16 | link | commenti (6)
categorie: inedito, antonio sabino
lunedì, 02 giugno 2008

1888 di Amarelli - Sabino

jack

1.

 

The man who is walking

with a packet

in his hands

is he carrying nothing?

But else…….

A knife, beautiful knife,

under that head

that thinks

bloody images

of death

 

It’s wonderful laugh

when a cry runs

above the roof,

butcher’s house,

it insn’t true?

A pale, smashed face,

as a broken looking-glass,

alas!

Sorrow and Pain.

Dear Boss, head of police-ass.

 

Holy, dirty snake,

smashed face pale;


postato da: viomarelli alle ore 09:56 | link | commenti (3)
categorie: viola amarelli, antonio sabino, scrittura in versi
venerdì, 02 maggio 2008

Racta servanda sunt di Antonio Sabino

disney_481Che poi io non so. Questa è la prima verità da un giorno a questa parte. Mi rigiravo i pollici l'altro giorno, poi ho pensato che per suonare il pianoforte di schiena dovevo rigirare pure indici, medi, anulari e mignoli, ma oramai il fatto era fatto, senza possibilità di porre rimedio. Stavo un po' tra me e me (eh sì, di questi tempi mi sono allargato) cercando di capire quale fosse la ragione dello sterminio dei ratti. No, dico, perchè i ratti? Che v'hanno fatto i sorci, le pantegane e i ratti? In particolare ci si accanisce contro la femmina della specie. C'è chi accusa il ratto di sporcare per casa, dicono che imbratta, c'è chi lo condanna perchè è sempre davanti alla nostra faccia e ci impedisce la visuale, la cataratta, c'è chi lo accusa di buttare la gente in mezzo alla strada, sfratta, oppure di nascondersi, si infratta, ma vi sembrano motivi validi?


postato da: viomarelli alle ore 05:44 | link | commenti (2)
categorie: speculazioni, antonio sabino
lunedì, 31 marzo 2008

Antonio Sabino- Incipit (primo e secondo frammento)

et_in_arcadia_ego_396x470
Rumoreggia la tua voce
dietro una proboscide di insistenza
e con una mano indichi un punto
sulla mappa unta del grasso
per impiastricciare i cannoni.

Là verremo a battaglia,
tu ed io,
ci scontreremo fino al tramonto
in una landa che del putridume
ha già fatto scuola
.


postato da: viomarelli alle ore 05:52 | link | commenti
categorie: poesia, antonio sabino