Albrecht Dürer
No, perché questo mondo non è sconcio,
neppure sciapito o inane,
ma solo il teatrino che a me stesso acconcio,
un battagliar placido di rane
Pieghevole come un sipario cartonato,
sul quale fare pressione
con modo e senso che è già stato dato
al momento della creazione
Ed è presago chi non muove più la mano
Né accumula forze che tanto poi sperde
Per dare forma e misura sempre invano.


G. B. (spuntando da un angolo di Villa Pamphili): Che è tutta sta caciara?
A. S.: Sst stanno montando la tenda
G. B.: La tenda?
A.S.: La tenda di Gheddafi, è in visita a Roma e mette giù la tenda
G. B. Te credo, viene a giugno a Roma e pretende pure di trovare un posto in albergo? Ma non lo sa che doveva prenotare minimo due mesi prima?
A. S: Abbassa la voce
G. B.: ma poi chi è questo Gheddafi, ma non è un dittatore?
A. S.: Macchè dittatore, è il presidente della Libia

E vedo l’uomo con tre occhi
Perché è cieco
E il bastone bianco gli è vista
Come sono i piedi che poggiano al suolo
Osservo l’Ephemeroptera lucivaga, singulto d’esistenza, questa Ephemeroptera unica-vita univoca, mosca di maggio fuori stagione, e penso che domani sarà probabilmente morta mentre mi aggirerò per la strada composita-luce, eppure è pura vita, ogni battito delle sue ali sono migliaia di battiti del mio cuore ondivago, essa trascorre in poche ore i miei molti anni, senza bisogno dei momenti d’assenza, del dormire, del perdersi nel nulla, e nel mio sogno ad occhi aperti vedo come sarebbe la mia esistenza se anche io fossi pura vita, e il fuoco di una piccola fiamma si riduce ad un puntino ma d’immenso fragore: pochi istanti di creazione deflagrante.

A E.A. POE
Donne perdute lungo la banchina del porto di Baltimora,
le ho viste l’anno scorso, come se fosse adesso,
e danzavano bianche e pallide come le vele al vento
ma non c’era vento attorno, se non nel mio occhio stanco,
lungo la linea tagliente dell’orizzonte ferivo la palpebra
calante come una luna tuffata sotto l’abisso del gorgo,
se non nella mano che tremava, tremava stringendo l’altra mano perché non tremasse,
la parabola dei ciechi lungo le colline la notte e il giorno,
seguivano in fila i gesti informi della voce, quei suoni inutili
richiamati dalla cortesia della palude della gente di biacca
che si stendeva lungo tutta la banchina del porto di Baltimora
illudendosi di risalire o discendere fino all’oceano,
acqua stagnante.
Nella stanza risuonava Schubert
Impromptu Op. 142, nr. 3
Mentre due denti mi saltavano fuori dalla bocca con il sangue che colava sul pavimento,
le mani legate, sputavo perché era come se affogassi in quel sangue,
potevo sentire un terzo dente mezzo strappato in bocca
dondolava se ci passavo sopra la lingua, ma faceva troppo male per tornarci altre volte,
speravo cadesse, lo tirassero fuori quel dente, non me ne fregava nulla di tenerlo,
che te ne fai di una cosa già morta?
Cosa te ne fai di un dente quando non c’è cibo?
Anche a loro non fregava nulla dei miei denti, non erano d’oro,
avevo una magnifica dentatura io
mai visto un dentista
avevo una magnifica dentatura quando stavo a Varsavia,
mica come ora che vomito denti marci ascoltando Schubert,
1.
The man who is walking
with a packet
in his hands
is he carrying nothing?
But else…….
A knife, beautiful knife,
under that head
that thinks
bloody images
of death
It’s wonderful laugh
when a cry runs
above the roof,
butcher’s house,
it insn’t true?
A pale, smashed face,
as a broken looking-glass,
alas!
Sorrow and Pain.
Dear Boss, head of police-ass.
Holy, dirty snake,
smashed face pale;
Che poi io non so. Questa è la prima verità da un giorno a questa parte. Mi rigiravo i pollici l'altro giorno, poi ho pensato che per suonare il pianoforte di schiena dovevo rigirare pure indici, medi, anulari e mignoli, ma oramai il fatto era fatto, senza possibilità di porre rimedio. Stavo un po' tra me e me (eh sì, di questi tempi mi sono allargato) cercando di capire quale fosse la ragione dello sterminio dei ratti. No, dico, perchè i ratti? Che v'hanno fatto i sorci, le pantegane e i ratti? In particolare ci si accanisce contro la femmina della specie. C'è chi accusa il ratto di sporcare per casa, dicono che imbratta, c'è chi lo condanna perchè è sempre davanti alla nostra faccia e ci impedisce la visuale, la cataratta, c'è chi lo accusa di buttare la gente in mezzo alla strada, sfratta, oppure di nascondersi, si infratta, ma vi sembrano motivi validi?

Rumoreggia la tua voce
dietro una proboscide di insistenza
e con una mano indichi un punto
sulla mappa unta del grasso
per impiastricciare i cannoni.
Là verremo a battaglia,
tu ed io,
ci scontreremo fino al tramonto
in una landa che del putridume
ha già fatto scuola.