E’ un viaggio turbinoso e picaresco quello che ci offre “Rumeni” di Anna Lamberti -Bocconi (Stampa Alternativa, 2009) ; un reportage di ladruncoli e becchini, baristi e cameriere che, in una Milano sghemba e amatissima, rispecchiano le ragioni e le passioni dell’io narrante, vero protagonista del romanzo. Se infatti formalmente la struttura ad episodi del libro rinvia alla categoria dei racconti, la voce autoriale, continua e pulsante, delinea un pellegrinaggio laico nel cuore di una realtà *altra* ricchissima e complessa che lungo il tragitto irrompe e modifica l’occhio del reporter.
Fuori di ogni schematismo – come giustamente sottolinea il risvolto di copertina – l’approccio al mondo dei migranti avviene in presa diretta, col solo ricorso a topoi letterari (la mendicante, il mangiatore di fuoco, il “branco” di ragazzi), usati peraltro come grimaldello per scardinare pre-concetti sia razzisti sia buonisti.
Io vado con il blues delle filacce
che il macellaio toglie dalla carne
sono i miei talismani nella tasca
portafortuna stopposi di bianco
l'anima mia va giù come un cavallo
quando si azzoppa i garretti su un fiume
sia la pietraia del torrente Torre
sia l'alzaia e la ripa del Naviglio