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Utente: viomarelli
Nome: viola amarelli
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mercoledì, 28 maggio 2008

UN NUOVO PAESE di Sipho Sepamla

Artigiano_africano

E allora ero là
in uno splendore senza pari
nella mia nitidezza rifulgente di urbanità
ero di un verde singolare
nel trionfo della semplicità
i miei occhi si posarono su una macchia nera
che brillava noncurante.
Sentii il sollevarsi ed un’ondata
di energia che cancellò
il mio vano meditare
sul significato di essere libero


postato da: viomarelli alle ore 17:10 | link | commenti (2)
categorie: africa, poesia straniera, sipho sepamla
mercoledì, 02 aprile 2008

Ken Saro-Wiwa da

Ken Saro_Wiwa

 

 

E, sapete, c’era una cosa proprio brutta in quel posto. Non c’era mica acqua da poter bere. Perfino l’acqua più comune, non si riusciva ad averne. Così, per tutto quel periodo, si beveva l’acqua della palude, che poi è lo stesso posto che usiamo come latrina. Ed è ancora la stessa acqua che usiamo per fare il bagno e per lavare gli indumenti. Ed è pure la stessa acqua che usiamo per cucinare. Cioè, nel caso che abbiamo qualcosa da cucinare come eba e zuppa. Ma, come sapete, non accade mica spesso che possiamo cucinare eba e zuppa. E comunque, perfino quando cuciniamo, quello che cuciniamo è un cucinare da soldato.Buttar dentro a un paiolo acqua, sale, pepe e un po’ di pesce, tutto insieme. Oppure, sempre gallette e gallette e tè dentro la gavetta,senza neanche un po’ di zucchero o d’ altro. Cristo Gesù, il figlio dell’uomo soffre proprio tanto.

 

da “Sozaboy” , Baldini Castoldi  Dalai, 2005


postato da: viomarelli alle ore 13:38 | link | commenti (5)
categorie: politica, africa, poetica, ken saro-wiwa
martedì, 13 novembre 2007

Regina Madre - Benin

benin

 In bronzo, una delle quattro teste di regina madre tuttora conservate, risalente al XVI secolo, tra i vertici dell'arte africana nel regno del Benin


postato da: viomarelli alle ore 05:32 | link | commenti (3)
categorie: africa, arte plastica
domenica, 05 agosto 2007

da "Il suono e il muto"

mercato

da "Il suono e il muto", inedito

E così questo era il mercato, la meta ambita della giornata

il luogo giusto d’appuntamento,

Wani guardò attorno curioso, pure se tardi

tanto che alcuni già rinchiudevano la mercanzia

ancora si muoveva gente, la maggior parte cliente attenta

e non i soliti perdigiorno.

Molta sapienza e precauzione, pelli serpenti piume e iguane,

bambole tozze, punte di lancia, polveri strane, pietre segnate,

ferro smaltato, bronzo compatto, argilla cotta,

rametti secchi, radici torte,

si discuteva con tono serio, qualcuno ansioso, il rito adatto.

Fosse un affare di cuore o salute, una partenza, una lite

o un ritorno, c’era un rimedio, un legame adatto per

propiziare la vita e il mondo.

Molti di questi sono imbroglioni, vendono sogni

e chiacchiere vane lo avvertì Denji col tono scaltro

ma di sicuro c’è chi sa il gioco, ispirazione di un antenato

o ha imparato da spiriti e uccelli

la soluzione sul sentiero giusto.

Luce barbagli con scaglie di buio 

si accapigliavano tacitamente,

occhimalocchi, in sottotracce di scontri eterni

per affossare vincendo l’altro

e qui vendevano gli ingredienti per i ju ju i gri gri i feticci,

indispensabili difese aduse a quell’ignota e invisibile rete

di odi e passioni sospese nell’aria dove ogni passo

incombe un disastro.

Wani osservava, occhi sgranati, galline vive di penne al vento

che lo fissavano a loro volta, astiose pronte per il coltello

brivido in gola, si rinfrancò toccando al collo la pietra nera,

i suoi antenati erano forti, magia di suoni, parole certe,

note vecchissime di flauto e corde,

le ripassò, una nenia lenta a dileguare il male latente.

Wolof suo padre e suo nonno e gli zii, soffio d’oceano

mischiato a roccia,

era il Sahel dei suoi proavi, i baobab fischiavano densi

l’ossa composte dei gewel griot[1]

che riposavano sepolti tra i rami, bastava un palpito

e un sussurro per richiamarli valenti al fianco.

Poco timore e poca baldanza, quieto ma diritto lungo la strada,

era la trama della fidanza, la vibrazione  per ricomporre

gli affetti al mondo, oh cosa minima, una nota sola,

un guizzo d’arco con un affondo, una risata lieve di sabbia,

un fruscio pari foglia di mango, questo era in sorte

e l’avrebbe suonato tra sconosciuti riti e stregoni,

clienti vivi e spettri padroni.

Certo a vederle quelle persone era stupore

uguale a tutte il desiderio: poter variare

quale farfalla batte le ali o pesce in mare la rotta propria,

quante di vite dolci e dolori che trascorrevano tra quei colori

con gli odori di erbe e miscugli,

strani e intensi gli penetravano sino al cervello.

 



[1] Gewel: altro nome dei griot


postato da: viomarelli alle ore 10:43 | link | commenti
categorie: poesia, africa, viola amarelli
domenica, 29 luglio 2007

le vostre bellezze soltanto anime sante

Africa%20Photos%20284Le vostre alture, le vostre aride piane d’inondazione


le vostre montagne pietrose e rocciose


le vostre distese, praterie, pianori


i vostri arbusti, i vostri pini,le vostre mirabelle spinose


il vostro sole spossante, i vostri torrenti


sporadici e pieni, i vostri cereali


i vostri immortali strati di tesoro


e le luminose frontiere blu di cristallo


i vostri corvi, le vostre ingorde ricchezze che inghiottono


la vostra agonia e le vostre nazioni di grida di guerra.


Le vostre zebre al galoppo, le vostre belve


i vostri leoni ruggenti e i lupi affamati


il vostro bestiame, le vostre anime, le vostre pecore e le capre


i vostri pesci al nuoto e i coccodrilli addormentati


i vostri insetti ronzanti e le colombe al volo


le vostre belle fattezze soltanto anime dilaniate


dalle turbolenti vite errabonde


senza rifugi né caverne


tutti si adirano e attendono nel dolore


il colpo i grazia


per il quale le vostre vittime galantemente sacrificano


il loro sangue per illuminare le vostre bellezze


soltanto cieli nuvolosi


 


M. G’Gangula (Mitri)-Namibia

da "Poeti Africani Anti-Apartheid", Edizioni dell'Arco,2003

 


postato da: viomarelli alle ore 07:47 | link | commenti
categorie: poesia, africa, viola amarelli