[ Improvvisazioni su “Acqua viva” di Clarice Lispector]
uno
“ sì, questa è la vita vista dalla vita”(*)
c’è un pensiero, no, è bellezza domenicale
una festa
il tempo è qui e là forse.
l’erba scivola nella luce, i prati aperti
a cominciare il cielo,
l’ acqua e se accade, la vita se accade ti accorgi
che non c’è altro di noi.
due
“tutto quello che ho vissuto sarà di una povertà superflua” (*)
senza nome proprio ci succede
di essere reali
la finzione è quel vuoto che scopri,
ma prima del vuoto
è la paura
nella mano dovrebbe esserci e non c’è una linea di sole
siamo superstiti, siamo e non siamo, possiamo crescere,
diminuirci,
venire al mondo.
tre
“sono sola, io e la mia libertà” (*)
lo stesso è uscire dall’ombra e dire “sembra luce”
non s’impiglia nel ramo lo prosegue
le radici sono osso
e il gioco del bambino è selvatico, quasi uguale al cane
fiuta l’abbandono,
dell’animale sa l’estinzione.
quattro
“mi lecco il muso come la tigre dopo che ha divorato il cervo” (*)
c’è chi ha un volto chi la pena di un volto
non basta un io vorticoso
e voci cieche
“ qui è cresciuta di un palmo la bambina
che aspetta con lische nel piatto ed esche”
l’insetto ha zampette criminali
“Giacobbe lotta con l’angelo:
sono una sola parola”.
(*) La prima riga di ogni frammento indicata con l’asterisco e tra virgolette e in corsivo è una citazione da “Acqua Viva”, di Clarice Lispector.
