Genii loci. Al Tequila
Giovedì 29 ottobre dalle 18,30 alle 21,30
Listening party al Tequila, Piazza Pitesti, Caserta
Genii loci (lat.) o Genios locos (sp.)? Venite e vedete! :-)
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Oh, non avete idea dell'accozzaglia
mirabile d'ingegni e d'ambulanti
mitologie che torrida v'aspetta
quest'ebbro giovedì al Tequila, dove
faran la fila non so quanti vati,
vatesse, paravati e coprivati!
Di musica si vestono e di moti
dionisiaci le performance, benché
sian Apollo e le Muse più che Dioniso
e le Menadi i tutelari nostri;
o forse no; o si è ircocervi e mostri;
in ogni caso, a naso, è un bel Parnaso.
Questa l'alata lista provvisoria
(a non scannarsi, in ordine alfabetico),
ch'aggiorneremo ad ogni aggiunta certa
(o disaggiunta, ov'un caschi 'nfluenzato
o vinca un viaggio ad Oz tutto sp[a]esato).
Calliopè, Calliopè, l'arena è aperta!
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I POETI LOCALI NEL LOCALE
♦ Viola AMARELLI
♣ Livio BORRIELLO
♣ Gianni CAMPI
♣ Francesco FORLANI
♦ Nadia MARINO
♣ Paolo MASTROIANNI
♣ Marco PALASCIANO
♦ Silvia TESSITORE
♦ Maria VALENTE
♣ Carmine VITALE
(Probabile al 50% la presenza di
♦ Rosaria CAPACCHIONE, e fors'anche
♣ Emiliano D'ANGELO.)
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♦ = creature vulvaci
♣ = creature fallaci
Notizie dalla Pizia si compone di 26 poesie. Indovinate quante domande ho preparato :)
Marco Palasciano
intervista Viola Amarelli
in 26 domande A-Z
A come Anagrafe. Chi sarà questa poetessa misteriosa che si presenta con uno pseudonimo? Vero nome Prosopopea Zamponi? Amelia Perelli. Un altro mio amico in pseudonimato si fa chiamare Violet: sarà un caso, o il viola è il colore piú congeniale alla poesia?
B come Borgo natio. Origini campane: donde esattamente? Descrizione dell’ambiente.
C come Confino. È stata, fino a qualche anno fa, a vivere in Toscana. Che faceva di bello? Ricerche storiche ed economiche? I suoi studi.
D come Due. Solo due libri! Poesia iniziata tardi, come mai? Il timore del confronto co’ grandi.
E come Emergenza rifiuti. Un anno fa ho partecipato all’antologia Mundus. C’era anche la Amarelli, per caso? Sue esperienze circa il problema dei rifiuti, tossici o meno, e in generale i mali della Campania.
F come File. Vari suoi testi sono nel web: su Vico Acitillo, Poiein, Nazione Indiana, Rebstein, La poesia e lo spirito; c’è poi un suo blog in Splinder (come me); e c’è Facebook. Si trova a suo agio con la sfera informatico-telematica? E scrive piú col computer o a penna?
G come Giro. Tornata da poc’anni in loco, dicemmo. Conosce i poeti attuali locali, napoletani?…
H come Hybris. … e le loro beghe, gli intrallazzi politici, le pompe, l’arte nana sui trampoli, i finti outsider…? Lei usa intrallazzarsi per utile come certuni, calcando i buoni e sollevando i pravi, o frequenta solo anime nobili?
I come Indignazione. Carrino al lettore: «In tutti questi anni di scrittura/lettura mi sono imbattuto in molti facitori di versi contemporanei. Dei ‘signorotti’ hanno deciso, a colpi di retorica stantia, cosa debba essere Poesia. Questi signorotti hanno generato un microcosmo distante dalla vita della gente, frontierizzando la Poesia, costringendola in uno spazio topologico inaccessibile, facendola incomprensibile, una poesia che si parla addosso […]: sono loro che ti hanno allontanato dalla più sublime delle arti». Poi accenna, invece, ad alcuni poeti suoi amici (tra i quali io, modestamente) «che si occupano di scrittura, di lettura, di cinema, di musica, di pittura, di teatro, e che tentano, tramite la restituzione orale, un riavvicinamento tra il testo scritto e chi lo legge. Spero tanto che andrai a cercarteli questi poeti, procùrati i libri che hanno scritto, valli a vedere dal vivo. Forse non ti ricrederai, ma capirai» dice infine «che quando si parla di ‘poesia morta’ sono tutte stronzate». In ciò ha ragione Carrino? o la poesia oggi è piú morta che viva?
J come Jamme a Capua a veré ’a presentazione. L’altra volta a Capua, intanto, con Moresco già parlammo dela vacuità dell’argomentare sulla morte della letteratura, del romanzo ecc. C’era anche la Amarelli. È rimasta soddisfatta di Moresco? Forse non del fatto che ci scordammo di avviare un dibattito. Ella gli faccia una domanda adesso!
K come K.O. Le presentazioni di poesia risultano spesso noiose, fin per gli stessi poeti; non si capisce niente, e ci si addorme. Nevvero?
L come Lungimiranza. E per la presentazione delle Nopizie ha scelto Palasciano per essere sicura di non annoiarsi? La prossima volta a chi altri gradirebbe abbinarsi, per esempio?
M come Maggiore. Chi è il piú grande poeta italiano vivente?
N come Nomina nuda tenemus. Quanto invece agli autori scomparsi, del passato recente o remoto, quali piú ama? Quali i suoi modelli?
O come Opere. Fuorigioco (forse ormai fuori catalogo) e le Nopizie: evoluzione da un libro all’altro.
P come Personaggi. La forma del poemetto: 26 micro-monologhi, di personaggi diversi, ognuno levante il suo canto-racconto. La poesia narrativa vs il piattume della sola lirica, ormai terra desolata.
Q come Querimonia. Le Nopizie sono la cronaca di una…? Sconfitta. E in che senso?
R come Rivincita. Ma le vinte hanno lo sguardo piú franco. La scelta della figura della Pizia come sguardo eccentrico.
S come Sapere. Il rapporto sapere/potere.
T come Tono. Il rapporto sacro/profano, e tonalità (poetiche) alte/basse, che qui si rintracciano e rintrecciano.
U come Uroboro. Il tempo del mito: un eterno presente, e al tempo stesso un tempo ciclico (aiòn). Di riflesso, questo poemetto «centra uno degli aspetti della migliore poesia», dice Lucini nella prefazione: cioè si sottrae «al tempo» (al chronos) «per rivolgersi a un’umanità in senso olistico».
V come la Virtú che sta nel mezzo. Le Nopizie è opera singolare per la sua equidistanza «sia da uno svilito lirismo all’italiana che tocca le corde dei buoni sentimenti, sia da quella vena glaciale e ironicamente amara che caratterizza certo concettismo». Come fa la Amarelli a conservare un tale equilibrio, nel suo personalissimo percorso artistico?
W come Weltanschauung. E il percorso spirituale? La sua visione del mondo, filosofica o mitico-religiosa che sia.
X come mister X. Quanto al suo compagno ideale, per dirne una: amando il mito, le piacerebbe che l’amato avesse un nome di eroe o semidio greco? Orfeo. Autore delle foto a illustrazione del poemetto, con licenza del Museo Archeologico di Napoli.
Y come Y pitagorica. Scegliamo una domanda tra due: «Politica: destra o sinistra?» oppure «Il bivio della sua vita, la grande scelta»; e rispondiamo.
Z come Zeppa. Per fare 26: c’è altro da dire in questo kairòs?
Vi ho raccontato di quella volta, in mezzo al mare? ...Si, no ... in ogni modo andò così ...
Eravamo usciti dal porto nel pomeriggio, al solito orario, il mare era calmo, anzi calmissimo. Questo mi rincuorava un po’: forse non avrei vomitato.
Calammo il palamito, con le solite esche, sgombri puzzolenti scongelati. Intanto si fece quasi sera, faceva caldo; era estate e in estate i tramonti sul mare sono quasi sempre banali, il sole scende, diventa rosso e piano piano scompare. C’è un istante però anche in estate, quando il sole ha attraversato la soglia e sta per scomparire che la luce rossa si rischiara e si diffonde stranamente. E’ come se il giorno non volesse lasciare il posto alla notte e si aggrappasse al cielo, per trattenersi ancora un momento, per salutarla. In quel momento il tempo sembra rallentare come per facilitare quell’incontro, ma sono solo sensazioni, sappiamo bene che il moto rotativo della terra è praticamente costante. Anche quella sera fu così ed il mare calmo, calmissimo. Notte di luna nuova. Quando gli ultimi riflessi di luce scompaiono definitivamente il mare si fa nero e il buio è padrone del mondo. Non si riesce più a distinguere in lontananza la linea che separa il cielo dal mare, non c’è più un orizzonte. Lontani dalla costa tutto è buio e pare di essere sospesi nel nulla. Se il mare è calmo, calmissimo, come quella volta, tutto questo sentire è amplificato e si deve presentare ricorso agli altri sensi perché la vista non ti aiuta più, a percepire il tutto. E’ il tuo stesso peso, i piedi sul ponte a ricordarti che c’è il solido. Ma se pensi a tutti quei mille, duemila metri di acqua nera oltre lo scafo, e tu su questo pezzettino di legno, in mezzo al nulla ... Pochi momenti, poi gli occhi si abituano e sfruttano la luce debole delle stelle, allora percepisci che in realtà il buio non è mai così buio.
Mangiai la mia solita scatoletta di tonno sott’olio. C’è da ridere a pensare ad un pescatore che mangia tonno in scatola, ma così è. Un sorso di caffè direttamente dal termos e poi una sigaretta. Mi coricai sul ponte, sopra un telone e fumando guardai il cielo.
Normalmente nelle notti di calma piatta, bonaccia scarfetuta, bonaccia marcia, putrescente, l’aria è densa e una sottile foschia avvolge ogni cosa. Quella notte, invece, una leggerissima brezza manteneva tutto terso, frizzante. Non mi mai più accaduta una tale situazione. Il cielo senza luna era un’infinita miriade di stelle, così tante e luminose da rendere quasi impossibile distinguerle e raggrupparle nelle forme tramandate. Per sfida ci provai, ecco quello è il Gran Carro, quella
Ricordo con estrema precisione la sensazione di paura, e dovetti distogliere allora lo sguardo, ora il pensiero.
Poi, un giorno, rividi un quadro: L’Urlo. E lo compresi.
Non ricordo se quella notte catturammo qualche pescespada o no, a sedici anni, quelli erano dettagli trascurabili. Ero lì perché dovevo esserci, ma speravo sempre nelle perturbazioni ed il tempo cattivo, u malu tempu, così da poter andare con i miei amici in cerca di tedesche, a Diano Marina. L’eros di bassa lega vinceva le battaglie sul SEIN, a quell’epoca, e per dirla tutta non c’era neanche scontro.
Curatore: Lorenzo Carlucci
Inaugurazione: martedì 6 ottobre 2009, ore 19.00
Periodo: 6 - 28 ottobre 2009
MLAC
Piazzale Aldo Moro 5
00185 Roma
Orari: Lun - Ven ore 14:00 – 19:00
Tel. +39.06.49910653
Fax +39.06.49910365
www.luxflux.net
muslab@uniroma1.it
La mostra presenta tre film: Cycle of Judah videotapes, Tokyo Gnosis e Convalescence. Cycle of Judah videotapes è l’esito di un lungo lavoro iniziato come riscrittura per immagini del poemetto Ciclo di Giuda di Lorenzo Carlucci (in Ciclo di Giuda e altre poesie, ed. L’Arcolaio, 2008). Il risultato è una narrazione epurata che ci porta da una stamperia a una pista d’atterraggio, seguendo i gesti e gli sguardi di interlocutori silenziosi. Tokyo Gnosis è un documentario girato a Tokyo, in gran parte presso lo Yoyogi Park. La macchina è ferma e ritrae i frequentatori del parco, gruppi di giovani, famiglie, coppie di amanti. Convalescence (fotografia di Diego Cossentino) è un breve lavoro ispirato al testo Sonno nel prato di Lorenzo Carlucci. A differenza dei primi due è un lavoro con attori e sceneggiatura in cui si mostra un gruppo di giovani amici che discorre in un prato.
Il lavoro visivo di Marco Mazzi è teso a superare le barriere tra fotografia, installazione, film d’arte e film d’autore. Mazzi lavora di preferenza con soggetti casuali e inconsapevoli, filmando dal vivo, ma senza che ciò comporti un abbandono della composizione. La composizione avviene in tempo reale. È una composizione i cui elementi sono i dati del mondo, indipendenti dalla intenzionalità dell’autore. È una composizione che esplora il confine tra il vedere e il conoscere, tra la struttura (naturale) della percezione visiva e la struttura (culturale) del pensiero. L’oggetto dell’obiettivo di Mazzi non è uno “stato di cose” delimitato nel tempo e nello spazio, ma il “mondo come totalità” quale ci è dato nell’immediatezza della visione cosciente.
Nei lavori presentati in questa mostra Mazzi declina il suo originale “realismo trascendentale” nel senso di una “naturalizzazione” dello sguardo artistico. Mazzi offre immagini in cui si possano specchiare lo sguardo dell’artista e quello dello spettatore, entrambi resi capaci di attingere al mondo. La scommessa di Mazzi è di produrre l’intima tensione dell’individuo davanti al mondo come totalità dinamica e sintetica offerta (d)allo sguardo e (d)alla coscienza.
Marco Mazzi (Firenze, 1980) vive e lavora a Firenze e Tokyo. Ha esposto presso il Watari Museum of Contemporary Art di Tokyo, la Galleria Marella (Beijing) e la Galleria Daniele Ugolini (Firenze). www.marcomazzi.net
L’evento fa parte del ciclo espositivo del MLAC diretto da Simonetta Lux e curato da Domenico Scudero, realizzato con il contributo della Regione Lazio per la ricerca “Applicazione nuove tecnologie multimediali arte contemporanea” e con il sostegno della Facoltà di Scienze Umanistiche dell’Università La Sapienza.
Concorso Nazionale di Narrativa
Prima edizione, 2009
NORME DI PARTECIPAZIONE
Il Concorso prevede la selezione di scritti inediti in prosa (racconti, lettere, considerazioni, brani di diario e qualsiasi altro testo creativo scritto in prosa). I Vincitori saranno pubblicati gratuitamente da puntoacapo Editrice, www.puntoacapo-editrice.com .
I testi migliori saranno inoltre inseriti periodicamente nella rivista DEDALUS: corsi, concorsi, testi e contesti di volo letterario, www.ivanomugnaini.splinder.com. Nel sito DEDALUS sono presenti, preceduti da un commento introduttivo, liriche, prose e interventi critici di alcune delle voci più significative del panorama letterario contemporaneo. Sono stati pubblicati, tra gli altri, Antonella Anedda, Alberto Bertoni, Biagio Cepollaro, Maura Del Serra, Gabriela Fantato, Anna Maria Farabbi, Anna Maria Ferramosca, Mauro Ferrari, Luigi Fontanella, Alessandra Paganardi, Alessandro Polcri, Maria Pia Quintavalla, Massimo Scrignoli, Valeria Serofilli, Antonio Spagnuolo, Paolo Valesio, Viola Amarelli, e molti altri. Per una visione completa degli autori pubblicati, tutti degni di una menzione che per ragioni di spazio non è possibile proporre qui, si consiglia di visionare direttamente il sito www.ivanomugnaini.splinder.com ).

Introduzione di Antonio Cuccurullo
Guida magistralis, letture e impossibili silenzi di Marco Palasciano
“In un poemetto polifonico le voci delle sacerdotesse indagano l’intreccio tra sacro e profano, sapere e potere, alternando toni ironici a timbri sapienziali in uno splendente corpo a corpo tra mito, storia e lingua: una Spoon River dove si affaccia Marziale”
Mettetemi il vestito rosso
E poi alla terra morbida una fossa
Ch’io rinasca verme e insieme mosca
Magari campanula o cicoria
E questo è tutto senza tante storie,
Così da morta ancora serva alla vita.
Vieni, entra e coglimi, saggiami provami...
comprimimi discioglimi tormentami...
infiammami programmami rinnovami.
Accelera... rallenta... disorientami.
Cuocimi bollimi addentami... covami.
Poi fondimi e confondimi... spaventami...
nuocimi, perdimi e trovami, giovami.
Scovami... ardimi bruciami arroventami.
Stringimi e allentami, calami e aumentami.
Domani, sgominami poi sgomentami...
dissociami divorami... comprovami.
Legami annegami e infine annientami.
Addormentami e ancora entra... riprovami.
Incoronami. Eternami. Inargentami.
da Medicamenta
