Lucentissima spruzzo lo sgrassatore sui fornelli, indi sul piano di finto granitino, concludo col lavello e via con l’acqua ad abluzione di acidi e schiumanti, sperando bene. Così allontano, purificando i residui cibari coi cibori, il problema di dover finire, ora stanotte, a breve, la relazione sul nuovo organigramma. Restano i nomi da incasellare in ogni celletta, roba che ovvio è potere d’altri, fosse per me li imprigionerei tutti, o meglio rinchiuderei la mia persona su dentro un eremo. Ma io continuo a essere rotella, quella che copia incolla lima e taglia per come mi pagano e fin quando. Tanto imploderà tutto, l’inox con la retina. I cavi e le stampanti. I polli con gli anabolizzanti. Farsi una doccia e cascar di sonno, non dato. Vado, a cucir fili, fingere una logica, sipari di parole. La recita continua, l’affitto è alto e fuori il cielo basso.

(“C’è stato un periodo in cui, povero me, ho creduto che la letteratura avrebbe trascinato le folle,come il rock,e che noi giovani che allora cominciavamo a pubblicare su riviste marginali o a fare letture in pubblico a cui assistevano solo i nostri amici avremmo avuto uno status simile a quello dei divi del rock..E’ piuttosto stupido, ...”)
(“Ci saremmo conosciuti tutti.. come si conoscono tra loro i musicisti del rock..e avremmo fatto letture a cui avrebbe assistito molta gente. Gli editori sarebbero stati amici nostri o qualcuno di noi. Più o meno come Ferlinghetti e il City Lights Books. L’esempio. Il fatto è che non sapevamo neppure mettere gli accenti come si deve, per non parlare della prosa che alcuni perpetravano. Suppongo che non sia neppure tragico o comico, solo penoso, in Germania non sarebbe accaduto”)
da “Consigli di un discepolo d Jim Morrison a un fanatico di Joyce” di Roberto Bolaño-A.G. Porta Sellerio, 2007