
Corre, senza respiro, è in ritardo. La maglia bianca si è appiccicata sulla panza e gratta tutta, ma la salita è ancora lunga. Sente la banda,mannaggia, sì, è proprio tardi. Nella svolta del vico quasi sbatte contro la paranza, la sua. Hanno iniziato. Suo zio regge il labaro nuovo, d’argento e oro. Con la faccia di Rafiluccio stampata sotto quella della Madonna. Il labaro l’ha regalato la mamma di Rafele, che è schiattato per una dose di merda. La mamma spacciava, e spaccia, e piange Rafiluccio. Ma questo a Chiattulillo poco importa. Lo zio lo guarda storto, anche se si è sistemata la maglia e s’è messo in fila, rigoroso. Che bella paranza. Una delle più grosse. Solo loro, e’ criature, saranno una trentina. Puliti tutti in bianco, passati c’a varecchina.
Gli uomini vanno e vengono
per le strade della citta'
Comprano libri e giornali,
muovono a imprese diverse.
Hanno roseo il viso,
le labbra vivide e piene.

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Natalia cara, amore mio
ogni volta spero che non sia l’ultima let-
tera che ti scrivo, prima della partenza o in
genere; e così è anche oggi. Continua in me,
dopo quasi un’intera giornata trascorsa, il lie-
to eccitamento suscitatomi dalle tue notizie e
dalla prova tangibile che mi vuoi così bene.
Questo eccitamento non ha potuto essere cancel-
lato neppure dall’opinato incontro che abbiamo
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fatto oggi. Gli auspici, dunque, non sono lieti;
ma pazienza. Comunque, se mi facessero partire
non venirmi dietro in nessun caso. Sei molto più
necessaria ai bambini, e sopra tutto alla pic-
cola.-
E io non avrei un’ora di pace se ti sapessi
esposta chissà per quanto tempo a dei pericoli,
che dovrebbero presto cessare per te, e non ac-
crescersi a dismisura. So di quale conforto mi pri-
vo a questo modo; ma sarebbe un conforto avvele-
nato dal timore per te e dal rimorso verso i bam-
bini. Del resto, bisogna continuare a sperare che
finiremo col rivederci, e tante emozioni si com-
porranno e si smorzeranno nel ricordo, formando
di sé un tutto diventato sopportabile e coerente.
Ma parliamo d’altro. Una delle cose che più mi
addolora è la felicità di cui le persone intor-
no a me (e qualche volta io stesso), perdono
il gusto dei problemi generali dinanzi al pericolo
personale. Cercherò di conseguenza, di non par-
larti di me, ma di te. La mia aspirazione è che
tu normalizzi, appena ti sia possibile la tua
esistenza; che tu lavori e scriva e sia utile
- Qui ci sono i poeti – mi disse la mia guida – cioè quegli autori il cui mestiere consiste nell’impastoiare il buon senso e opprimere la ragione sotto gli abbellimenti, come un tempo si seppellivano le donne sotto gli ornamenti e le tolette. Voi li conoscete; essi non sono rari in Oriente, dove il sole, più ardente, sembra scaldare anche le immaginazioni.
Ecco i poemi epici.
- Che cosa sono i poemi epici?
- In verità - mi rispose – non lo so.; quelli che se ne intendono dicono che ne sono stati fatti solo due, e che gli altri presentati sotto questo nome non lo sono affatto; e anche questo io non lo so. Dicono inoltre che è impossibile farne di nuovi, il che è ancor più strano.
Ecco i poeti drammatici, che, secondo me, sono i poeti per eccellenza e i padroni delle passioni. Ce ne sono di due specie: i comici, che ci commuovono in modo così blando, e i tragici, che ci turbano e agitano con violenza.
Ecco i lirici, che disprezzo quanto stimo gli altri, e che fanno della loro arte un’armoniosa stravaganza. Si vedono appresso gli autori di idilli e di egloghe, che piacciono anche alla gente di corte perché danno l’idea di una tranquillità che essa non gode, mostrandogliela nella condizione dei pastori.
Di tutti gli autori che abbiamo visto, ecco qui i più dannosi: sono quelli che aguzzano gli epigrammi, piccole frecce appuntite che fanno una piaga profonda e inguaribile.
da “Lettere Persiane”, Bur,1997 trad. di Todaro Faranda







Scopri l’amore
Prendi un sorriso,
regalalo a chi non l’ha mai avuto.
Prendi un raggio di sole,
fallo volare là dove regna la notte.
Scopri una sorgente,
fa bagnare chi vive nel fango.
Prendi una lacrima,
posala sul volto di chi non ha pianto.
Prendi il coraggio,
mettilo nell’animo di chi non sa lottare.
Scopri la vita,
raccontala a chi non sa capirla.
Prendi la speranza,
e vivi nella sua luce.
Prendi la bontà,
e donala a chi non sa donare.
Scopri l’amore,
e fallo conoscere al mondo.

I giorni…
I giorni della luce fragile, i giorni
che restarono presi ad uno scrollo
fresco di rami, a un incontro d‘acque,
e la corrente li portò lontano,
di là degli orizzonti, oltre il ricordo,
-la speranza era il suono d’ogni voce,
e la cercammo
in dolci cavità di valli, in fonti-
oh non li richiamare, non li muovere,
anche il soffio più timido è violenza
che li frastorna, lascia
che posino nei limbi, è molto
se qualche falda d’oro ne traluce
o scende a un raggio su la trasparente
essenza che li tiene-
ma d’improvviso nell’oblio, sul buio
fondo ove le nostre ore discendono
leggero e immenso un subito risveglio
trascorrerà di palpiti di sole
sui muschi, su zampilli
che il vento frange, e sono
oltre le strade, oltre i ritorni ancora
i giorni della luce fragile, i giorni…
da “Gioco a nascondere”, 1960
49.
l’aria
è piena di semi volanti
la natura
spasima nei suoi supremi orgasmi
sparge semi di vita anche sulle terre morte
il miracolo avverrà
anche se non meritiamo più niente
58.
Questa notte vi ho rivisti tutti
splendidamente vivi
ritornammo a rivedere
tutti gli orrori di quel reparto
non sono riusciti ad ammazzarci
siamo ancora tutti vivi
nuovi come fossimo risuscitati
non più contaminati dalla sporca morte
115.
Conta più un unico giusto
di tutti gli scellerati
conta più un verso lieto
di tutti i nostri versi tristi
253.
Tutto ad un tratto il sottoscritto
riesce a scorgere il sorriso d’Iddio
la pietà di Dio
poi ancora la gioia di Dio
mettendomi a ridere come un matto
ritrovandomi intero dentro nella grazia di Dio
godere in pace la sua gioia
essendo noi uomini i creatori di Dio
e ogni uno di noi ha il Dio che si merita
da "L'IDDIO RIDENTE", 2008, editrice ZONA

Foto di Orfeo Soldati
- Hai fame?
- Dopo
- E’ pronto
- Dove
- Riso con verze
- Tutti i cerchi sono rotti
- Erano brutti. E vecchi. Come te
- Sono rimasti i cucchiaini
- Ah, il servizio d’argento, il vittoriano
- Dopo
- Spegni il gas quando vai via
Ermitage - Le tre mu(s)se - 2008 - 114 x 66 - collage e pittura su quotidiani su tavola