
Che festa
sentire la giostra della morte
all’altezza del cuore
che festa
girarmi di scatto e vedere
che apposta ti fai
pianta e fringuello
invisibile disfi
la valle profonda
cucita alle mie spalle
e ti equilibri su passi
imprestati
dai chiodi nel legno
tutti così
voi morti
un accenno
di danza soffiata e poi
via rotolando in noi
dall’abisso di silenzio.
Le pratiche di “cut-up poetry, poesia automatica, poesia combinatoria” (cfr sub per recenti esempi in rete) hanno il loro più diretto antecedente storico nella “scrittura automatica” del surrealismo con l’aggiornamento tecnologico del ricorso a strumenti e procedure informatiche. Nel Surrealismo storico la “scrittura automatica” è un mezzo per sondare l’inconscio, nelle versioni del privato-freudiano o del collettivo-junghiano, aprendosi soprattutto all’irruzione dell’onirico, del non-senso, e mirando al sovvertimento (peraltro platealmente fallito) dello stesso concetto “autoriale”. “Dire il silenzio del mondo” , o “rendere visibile l’invisibile” (per citare Magritte e Klee) sono, grosso modo, le prospettive
Alzati carcassa e cammina
Niente di nuovo sotto il cielo giallo
L’ultimo degli ultimi luigi d’oro
La luce che si stacca
Sotto le pellicole del tempo
La serratura del cuore che scatta
Un filo di seta
Un filo di piombo
Un filo di sangue
Metti in versi la vita, trascrivi
Fedelmente, senza tacere
Particolare alcuno, l’evidenza dei vivi.
Ma non dimenticare che vedere non è
Sapere, né potere, bensì ridicolo
Un altro voler essere che te.
Nel sotto e nel sopramondo s’allacciano
Complicità di visceri, saettano occhiate
D’accordi. E gli astanti si affacciano
Al limbo delle intermedie balaustre:
Applaudono, compiangono entrambi i sensi
Del sublime - l’infame, l’illustre.
Inoltre metti in versi che morire
E’ possibile a tutti più che nascere
E in ogni caso l’essere è più del dire.
da "La vita in versi", 1965
1
Ceste di fortuna di mele ed erba
del finito o quasi inverno portano
ragazze dove eravamo già stati,
Serena, radura o altro.
Tessi manti di vento a farsi
materico freddo di neve nella mente
poi vengono le rondini (solo
nel pensiero) se è il viatico di marzo
ad attenderle e
2
Traggono gioia dal loro volo
elementare i gabbiani fino alle case
su una lastra di mare polita
come un specchio perfetto e
3
Tra le scogliere immobili del vetro
del ghiaccio in quella pietra dove arriva
il tempo parte il mattino azzurro
chiaro cielo ad interanimarsi
con queste di parole l’inchiostro
ed entra in scena la forza di un disco
di sole.
Dietro la porta piangeva. Da due giorni, si chiudeva nel bagno a piangere. Da quando l’ultimo idiota l’aveva piantata, ci avrebbe scommesso. Aprì il frigorifero, c’era il latte che aveva portato la zia per fortuna. Prese la tazza e gli ultimi wafer, almeno la cena era fatta. Domani aveva compito in classe. Un wafer si ficcò tra la gengiva e il nuovo dente che spuntava, lo spostò con la lingua. Si chiese perché sua madre fosse così sciocca. Da grande avrebbe fatto piangere lei gli altri, o no ? Le venne da ridere.
Acerra, Castello Baronale
Galleria del Museo Pulcinella
"I VENERDI' DEL CASTELLO"
a cura di Emilio Piccolo

Venerdì 20 febbraio, ore 18
Incontro con Viola Amarelli
Tavola rotonda con: Mimmo Grasso, Raffaele Piazza ed Emilio Piccolo
voce recitante: Tiziana Verdoscia
e
mostra fotografica di Orfeo Soldati
“Lettere da San Rafael”
( col patrocinio dell’Ambasciata del Nicaragua)
A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu: vocali,
Io dirò un giorno le vostre nascite latenti:
A, nero corsetto villoso di mosche splendenti
Che ronzano intorno a crudeli fetori,
Golfi d'ombra; E, candori di vapori e tende,
Lance di fieri ghiacciai, bianchi re, brividi d'umbelle;
I, porpora, sangue sputato, risata di belle labbra
Nella collera o nelle ubriachezze penitenti;
U, cicli, vibrazioni divine dei verdi mari,
Pace di pascoli seminati d'animali, pace di rughe
Che l'alchimia imprime nelle ampie fronti studiose;
O, suprema Tromba piena di strani stridori,
Silenzi attraversati da Angeli e Mondi:
- O l'Omega, raggio viola dei suoi Occhi!
di Roberta Cianciola- Acrilico su tela, 2005 "Gioco di specchi"
da speculo imaginario
premessa
speculando per specchi trovo corde
tese e sottese come precordiali
ricordi di cordoni ombelicali
il nodo stretto e costretto discorde
dono di vita di morte diventa
o di morte in vece di vita dono
concorde il nodo s'inventa perdono
e l'imaginario l'imago tenta
irriflesso il se vede l'es riflesso
in sé né di qua né di là ma proprio
in quel punto dello spunto ove, flesso,
tocca ed è toccato espunto improprio
secante la linea curva esemplare
vizio finalmente detto esemplare