

Franco Corlianò è nato a Calimera (Lecce) nel 1948. Da sempre scrive poesie in griko (la lingua della Grecìa salentina). E' conosciuto in Grecia come autore dei testi di alcune delle più belle canzoni di Maria Farantouri, interprete preferita di Theodorakis
KIATEREDDHA – MU
Pàme na kàmome
kammìa trìpi sto sciòpi àttin nìfta,
kiaterèddha – mu,
soggèste ti ftàzi
lìon lùstro puru jà ‘mà.
Ce na min èrtun’ plèo
na mas pune
ti klìnnome tin agàpi – mma
kàu ston àscio
tos astèrio.
RAGAZZA MIA
Squarciamo
il manto della notte,
ragazza mia,
forse verrà
un po’ di luce anche per noi.
E non vengano
più a dirci
che l’ombra delle stelle
nasconde
il nostro amore.

In verità in ciò sta il tuo io, e null’altro. E’ la tua ostinata volontà personale, anche se non lo sai o non lo credi: mai sorge in te l’inquietudine senza che ciò derivi dalla tua volontà personale- che tu te ne accorga o meno. Quando pensi che si debbano fuggire certe cose e ricercarne altre, certi luoghi o certe persone, certi modi d’essere o certe opere,ciò non avviene perché tali cose o tali modi ti ostacolino, ma perché tu stesso ti sei d’ostacolo nelle cose, non avendo un corretto rapporto con esse. Perciò devi cominciare da te stesso e abbandonare te stesso.
Bisogna imparare a passare attraverso tutte le cose.
Ora, il distacco è tanto vicino al nulla, che tra il perfetto distacco e il nulla non può esservi niente.
da “Dell’uomo nobile”, Meister Eckhart, 1999, Adelphi, a cura di Marco Vannini
![Cartier-Bresson, Henri - Brussels [1932]](http://files.splinder.com/99bba4e40a073bb0ddc07f1ef2c8eebf.jpeg)
Photo credit: Henri Cartier-Bresson
vita professionale, I (Blow/Job)
"devi conoscere quelli con cui lavori" (sentito dire prima di una lezione)
ti prego di farmi trovare la penna quando ficco la mano giù nelle tasche e la cerco oppure in fondo alla borsa alla ventiquattrore di cuoio che profuma di un misto di cane e di amore ti prego di farmi trovare la penna altrimenti non avrò scampo dovrò per forza guardare in faccia il vicino o chi mi sta davanti parlare pensare a dire qualcosa. e non posso, non voglio.

Photo credit: Orfeo Soldati
Ringrazio la cura affettuosa di Francesco Marotta e Lpels per l'ospitalità offerta ad alcuni miei testi qui:
http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2008/10/22/la-polifonia-del-mondo-viola-amarelli/
Considerato a freddo, imparzialmente,
che l'uomo è triste, tosse, e tuttavia
si compiace d'avere un petto rosso;
che tutto ciò che fa è esser composto
di giorni;
che è un fosco mammifero e si pettina...
Considerato che
l'uomo procede dolcemente dal lavoro
e riecheggia capo, suona subordinato;
che il diagramma del tempo
è sempre un diorama di medaglie
e a metà aperti i suoi occhi studiarono
fin da lontani tempi
la formula famelica di massa...
Compreso senza sforzo
che l'uomo a volte si mette a pensare,
come volendo piangere,
e destinato a stendersi da oggetto
si fa buon falegname, suda, uccide
e dopo canta, pranza, s'abbottona...
Considerato inoltre
che l'uomo in verità è un animale
e tuttavia, girando, m'urta nel capo con la sua tristezza...
Esaminati infine
le sue carte in contrasto, il suo cesso,
la sua disperazione al terminare del giorno atroce,
che lo annienta...
Compreso
ch'egli sa che lo amo,
che l'odio con affetto e m'è, in definitiva, indifferente...
Considerato i suoi documenti d'insieme
e guardato con lente l'attestato
che prova ch'egli nacque piccolino...
gli faccio un cenno,
viene,
e io gli do un abbraccio, mi commuovo.
Che importa! Mi commuovo... Mi commuovo...
Non Mancate
Per Viola,
traduzione di Abele Longo da 'Reasons for Moving'
disegno di Lucio Vasta
L’uomo sull’albero
Ero seduto sui rami di un albero
scosso dal vento e senza niente addosso.
Tu invece a terra avvolta in un cappotto,
il cappotto che indossi ora.
E quando lo apristi scoprendo il seno
bianche falene volarono via
e le parole dalla bocca
rotolarono sui tuoi piedi.
La neve si posò sulle mie orecchie
e le falene attratte dalla neve
si dileguarono nel vento
che piagnucolava come un bambino.
Né io né te sapremo mai cosa
ci sta succedendo, cosa non va.
Le nuvole avvolsero le braccia,
le braccia che ora alzo
![Chiara_Daino1[1]](http://files.splinder.com/56ae1ad483281b0502917b41124a550f.jpeg)
LETTERA A
A te, teso: appello.
È un’equivalenza errata: A = A? Confermare prima, confutare poi? Hanno perso la povera A! Dove? I dotti teorizzano, parlano parlano e parlano, non si pronunciano. Che fine ha fatto A? Tu lo sai? L’ hanno confusa con B, C, D e... Perfino con F, digamma labiovelare? Povera A: era la prima. A è ancora A? A è annullata? A scapito di? Dimmi: in quale rapporto la trovo? Identità: «ostenta o evita!». Non è più possibile Essere. E basta. Annaspiamo nell’algebra dell’autoclave autocertificata: global, no-global, new-global, new-age, vintage, unisex, bisex, metrosex, ubersex, trendsetter, … «Devi scegliere!»: è l’imperativo, categorico. E come? Come capire quale condizione sia la nostra? Confusi i ruoli, il donnesco überfrau mina le mansioni maschili. Ordigni vaganti lunghi chilometri di trattati e talk-show, summit e simposi: speriamo che sia femmina? Famoso? Che sia muy macho? Sia marchio? Sia meglio? Lui è la protesi di lei? Lei è l’appendice di lui? ...
L’unica certezza è che siamo corpi di coriandolo: pezzi dello stesso papiro? Estratti della stessa erba? Abbiamo smarrito la nostra identità! Dove? Abbiamo personalità

Sono solo uno scrittore, mi dico, e ho usato soltanto le parole. Loro, di questo, hanno paura: delle parole. Non è meraviglioso? Le parole sono sufficienti a disarmarli, a sconfiggerli, a vederli in ginocchio. E allora ben vengano le parole e che siano tante.
da La repubblica del 14-X-2008: intervista a Roberto Saviano