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Utente: viomarelli
Nome: viola amarelli
sono, semplicemente, sono ed è un incanto

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giovedì, 28 agosto 2008

Fuori campo - Seamus Heaney

heaney

Sole di un  mattino di novembre sulla schiena,

questa domenica tersa come un cristallo, i gomiti

saldamente appoggiati sulla sbarra superiore,

tiepida fuori stagione,

di una cancellata,osservando il bestiame,

cogliendo barbagli del lontano vik Vichingo

della Baia di Wicklow; pensando scriptorium,

razzie scandinave, notti di paura  e quella poesia

di “guerrieri feroci”

su una tempesta nel Mar d’ Irlanda – così nessun attacco

nelle ore piccole o all’alba; pensando

deflagrazione del blu o oscuramento, il passo barcollante

di un asino al tg di ieri notte-

sciolto da un carro che aveva sciolto cinque granate

nel quartiere del bazar, vagando fuori campo

perso al suo padrone,  perso alle colline al sole.

da "Fuori campo", Iinterlinea, 2005, a cura di Massimo Bacigalupo


postato da: viomarelli alle ore 11:01 | link | commenti (1)
categorie: poesia straniera
martedì, 26 agosto 2008

Basiliche paleocristiane - Cimitile

cimitile-2

cimPhoto credit: Orfeo Soldati

Il complesso delle basiliche paleocristiane di Cimitile, comune vicino Nola, comprende le rovine di vari edifici di culto risalenti  al  III-V secolo d.C. ed è una delle massime espressioni del periodo presenti nel Mezzogiorno d'Italia.


postato da: viomarelli alle ore 08:50 | link | commenti (2)
categorie: architettura, arte plastica
lunedì, 25 agosto 2008

Angelo Silesio da

Dio non si afferra

Dio è un puro nulla, il qui e l'ora non lo toccano:

Quanto più vuoi afferrarlo, tanto più ti sfugge. (I, 25)

 

Da te viene l'inquietudine

Nulla è ciò che ti muove: sei proprio tu la ruota

Che da se stessa gira e non ha pace. (I, 37)

  

Dio è ciò che vuole

Dio è cosa mirabile: è ciò che vuole,

Vuole ciò che è, senza misura e senza perché. (I, 40)

  

Il qualcosa si deve abbandonare

Finché ami qualcosa, uomo, non ami nulla:

Dio non è questo e quello, perciò lascia il qualcosa. (I, 44)

 

L'esser vuoto veramente

L'esser davvero vuoto è come un nobile vaso

Che dentro ha nettare: ha e non sa che cosa. (II, 209)

 

La rosa è senza perché, fiorisce perché fiorisce;

   non pensa a sé, non si chiede se la si veda oppure no.

da "Il Pellegrino Cherubico"


postato da: viomarelli alle ore 09:19 | link | commenti (7)
categorie: poesia, mistica
venerdì, 22 agosto 2008

C'est tout da Marguerite Duras

 

duras39393

15 ottobre

 

Sono in contatto con me stessa in una libertà che coincide

con me.

 

 

Silenzio, e poi

 

Non ho mai avuto un modello.

Disobbedivo ubbidendo.

Quando scrivo ho la stessa follia che nella vita.

Raggiungo le masse di pietra quando scrivo. Le pietre della

Diga.

 

 

 da C'est tout, Mondadori, 1996


postato da: viomarelli alle ore 16:54 | link | commenti (3)
categorie: poetica
venerdì, 15 agosto 2008

Eredità

03_voloDiGioia

 

opera di Maria Graza Renier

Polifonia del mondo

code sciabordano agli scogli

pesci s’inarcano sulle frequenze

inaudibili dei sonar,

pronti sismografi scoppiano i vulcani

di fuochi e zuccheri filati.

Era d’estate quando morì suo padre,

afa con mirto, l’armonica da bocca

in sottofondo

di nuovo frantuma la sua infanzia,

nessuno più l’ha mai amata tanto

come lei ora ama, ama, il grande dono

coro di grilli intorno le cicale.

 

 


postato da: viomarelli alle ore 05:56 | link | commenti (6)
categorie: inedito, viola amarelli
mercoledì, 13 agosto 2008

Gordon Matta-Clark (1943-1978)

artwork_images_1162_276650_gordon-matta-clark

 

An anarchitect


postato da: viomarelli alle ore 18:56 | link | commenti (2)
categorie: architettura, arte plastica
lunedì, 11 agosto 2008

Maĥmud Darwish (1941-2008)

Mahmoud_Darwish_press

                                  

                                              Straniero in una città lontana

Quando ero giovane e bello

la rosa era la mia dimora

e il mio mare erano le sorgenti.

 

Ma la rosa è diventata una ferita

e le sorgenti un’arsura.

 

Forse sei cambiato molto ?

No, non sono cambiato molto

 

Quando torneremo come il vento

verso la nostra terra

guarda bene la mia fronte

vedrai le rose diventare palme

e le sorgenti diventare sudore.

 

Mi troverai come ero prima 

giovane e bello.

 

da "Muoiono gli uccelli in Galilea", 1970

 


postato da: viomarelli alle ore 13:24 | link | commenti (4)
categorie: politica, poesia straniera
giovedì, 07 agosto 2008

Sul ritornello

orfeo-tr

 

Nel buio, colto dalla paura, un bambino si rassicura canticchiando. Cammina, si ferma al ritmo della sua canzone. Sperduto, si mette al sicuro come può o si orienta alla meno peggio con la sua canzoncina. Essa è come l’abbozzo, nel caos, di un centro stabile e calmo, stabilizzante e calmante. Può accadere che il bambino si metta a saltare, mentre canta, che acceleri o rallenti la sua andatura; ma la canzone  stessa è già un salto: salta dal caos a un principio d’ordine nel caos, e rischia di smembrarsi ad ogni  istante. C’è sempre una sonorità nel filo d’Arianna. O il canto di Orfeo.

 

da “Sul  ritornello” di Deleuze-Gauttari, Castelvecchi, 1997

 


postato da: viomarelli alle ore 17:47 | link | commenti (7)
categorie: filosofia, poetica, deleuze
lunedì, 04 agosto 2008

Jamaica Kincaid da

Kincaid_color

 

Mi sdraiai per dormire e per sognare mia madre:  sapevo che l’avrei sognata, sapevo che avrei costretto me stessa a sognarla, avevo bisogno di sognarla. Venne giù per la scala a pioli e continuò a scendere ancora e poi ancor da quella scala, giù, giù, e si vedevano soltanto i calcagni e l’orlo del vestito bianco, ancora e poi ancora. La guardai, nel mio sogno, tutta la notte. Sarebbe stato bello vederla in viso, ma non lo desideravo più con l’ansia di un tempo. Stava cantando una canzone, ma era senza parole; non era una ninna nanna; non era sentimentale, non aveva lo aveva lo scopo di calmarmi quando il mio spirito era agitato per  l’inclemenza della vita.

Dormii tutta la notte, e nel sonno vedevo quei piedi che venivano giù per la scala, un piolo dopo l’altro, senza mai vederle il viso, sentendo la sua voce che cantava quella canzone,  a momenti canticchiando a bocca chiusa, a momenti cantando a gola spiegata. Fino a oggi ha continuato ad apparirmi di tanto in tanto in sogno, però senza mai più cantare né emettere un suono qualunque: solo come la prima volta scende da una scala a pioli, coi calcagni visibili e sopra di essi l’orlo bianco del vestito.

 

da “Autobiografia di mia madre” Adelphi, 1997

 


postato da: viomarelli alle ore 18:13 | link | commenti (2)
categorie:
domenica, 03 agosto 2008

La terra dell'osso


postato da: viomarelli alle ore 18:33 | link | commenti (4)
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