
A braccia aperte arriva il soffio, lento
o celerrimo, che importa
a braccia aperte l’accoglienza
il buio che ti riposa e t’addormenta
la perla fiorevole dell’alba, la noia
di un altro giorno, la luce intensa e calma
la pioggia che ti lava
a braccia aperte, il fango a trattenere questa fretta
mischiando l’ieri e l’oggi se no altrimenti
finirebbero i domani.
A braccia aperte, che entri il respiro
il vento sul litorale vuoto
la bocca chiusa che entri il respiro
tutto il mondo, il tonfo
forte fondo sino alla pausa
cadenzando il ritmo.
A braccia aperte il naso poi spalanca
e incomincia la presenza
l’esserci qui ora sempre per come sai
quello che avverti, ora, cauta
senza paura
dura la vita, quella, anche
sfaldate, le vene, rotte le ossa,
la polvere che danza.

54.
armonia
invisibile a visibile
superiore
10.
nessi
intero non intero
concorde discorde
armonia disarmonia
da tuttecose
uno
da uno
tuttecose
103.
comune
principio fine
nel circolo
102.
bello
buono
giusto tutto
per dio
giusto e ingiusto
opinioni di uomini
70.
umane opinioni
balocchi
41.
uno
il sapere
apprendere l’intento
che di tutto
per tutto
sta al timone
122.
oracolo
me stesso
ho consultato
da "Eraclito- I Frammenti" a cura di Luciano Parinetto Stampa Alternativa, 1992

In alto, all’aria erta, ai fili d’erba,
ai voli esili e ripidi dei rami
nelle grotte più chiuse dove cupa
molto contro le mura, onda, tu tuoni
dentro l’afa di calce media e merce
dove l’ossido falso si disfà
una ho portata costante figura,
storia e natura, mia e non mia, che insiste
-derisa impresa, ironia che resiste,
e contesa che dura.
da "Poesia e errore"

Ascoltate!
Se accendono le stelle,
vuol dire che qualcuno ne ha bisogno?
Vuol dire che qualcuno vuole che esse siano?
Vuol dire che qualcuno chiama perle questi piccoli sputi?
E tutto trafelato
tra le burrasche di polvere meridiana,
si precipita verso Dio,
teme d’essere in ritardo
piange,
gli bacia la mano nodosa,
supplica
che sia assolutamente una stella,
giura
che non può sopportare questa tortura senza stelle!
E poi cammina inquieto,
fingendosi calmo.
Dice ad un altro:
“Ora va meglio, è vero?
Non hai più paura?
Sì?!”
Ascoltate!
Se accendono
le stelle,
vuol dire che qualcuno ne ha bisogno?
Vuol dire che è indispensabile
che ogni sera
al di sopra dei tetti
risplenda almeno una stella?
(1914)
traduzione di Angelo Maria Ripellino

LE DUE FACCE DELLA LUNA
Napoli, martedì, 22 aprile 2008
Ore 19,30
PENGUIN CAFE’
(VIA Santa Lucia, 88)
Mimmo Grasso e Raffaele Piazza
presentano
Viola Amarelli Bianca Madeccia
FUORIGIOCO L’ACQUA E LA PIETRA
(Joker,2007) (Lietocolle,2007)
Moderatore: Diego Nuzzo
Voce recitante: Renata Di Martino
Chitarra: Gerardo Fusco



chiedo asilo
chiedo asilo alle ombre all’ombra che m’incolla
la figura alla vita che mi fa assente nel rassomigliarmi
che con dovizia mi crepa il muscolo cuore e mi da sorte
come a chi non è dei suoi a chi stanca la parola non pronunciandola
e non ha il controcanto di un coro non è l’eroe che tarda
ma infine si fa vivo battendo al portone colpi d’aria
che fermano le voci nel bum nel sesto senso della veglia.
chiedo come non si chiede niente che esista se non a margine
in appunto o per disaffezione alla noia
e a quell’impiccio di fughe in avanti che si hanno a volte
quando duro lo specchio rimorchia il verticale dell’occhio
e delira il volto e ci bandisce.
ho avuto l’età
ho avuto l’età che ogni giorno è nuovo
che t’importa e non t’importa del dolore cha sai che non altro
c’è da sapere che un chiarore all’alba dove il pensiero
non comincia e ci stana una lentezza di pace ma non gravida
né grave è l’attesa e il travaso dal tu al mondo avviene come il caso.

Io nun capisco 'e vvote che succede
e chello ca se vede nun se crede!
È nato nu criaturo è nato niro
e 'a mamma 'o chiamma Ciro,
sissignore, 'o chiamma Ciro
Seh gira e vota seh
seh gira e vota seh
ca tu 'o chiamme Ciccio o 'Ntuono
ca tu 'o chiamme Peppe o Ciro
chillo 'o fatto è niro niro, niro niro comm'a cche

Leonessa di mare risplende
di creme e di febbre mischiate
dorata una maschera azteca,
più al rame lucente i capelli.
Nel taglio perfetto di cachemire
erompono l’onde di carne,
i chili e le chiome, la vulva e il cuore,
tutto - ogni cosa –
dannatamente di troppo.
Persino geranio si spande alle labbra eccessivo
tendente al corallo.
Leonessa ansimante ristretta alla terra
tra whisky e aguardiente, calore di nordafricani,
negli anni le resta inquieta la mancia,
ma almeno coi soldi
delimiti netti i confini.
In gabbia tra la sorella col filo di perle
e le cugine satolle di nozze superbe
vorrebbero lei, la più intelligente, difatti
paga in contanti.