
Rumoreggia la tua voce
dietro una proboscide di insistenza
e con una mano indichi un punto
sulla mappa unta del grasso
per impiastricciare i cannoni.
Là verremo a battaglia,
tu ed io,
ci scontreremo fino al tramonto
in una landa che del putridume
ha già fatto scuola.

Marina
Tesse una musica il marino
fluire senza tempo, l’onda verde
che trasparente vola nella forma
di donna, di conchiglia che scolora
sulla spiaggia dalle felici trame
dove nella tua notte posi l’ombra
tra la sabbia dei passi che riveli
un moto precedente di parole
presunto tra l’argento che ti sfiora
di una luna a pochi tiri
di sasso levigato dall’attesa.
Il viale meridiano
Nel sole annegando nella luce
bianca come una tenda
tendo al canto dei volatili
tra pesche dagli alberi d'aprile.
Vorrei i rosa dei frutti nelle tasche
tingermi a farmi un vestito di tramonto
e le guance sul viale della ragazza
siano le melarance per dissetarmi
intraviste le sue lunazioni
dal vetro di occhi verdi,
tra i capelli corvini, pari a finestre
aperte sulla città che disseta.
Vanno per i muri calcinati le auto
per altri di Napoli luoghi in
questo viale senza mendicanti
dalle mani cave alle loro mani.
I mari che non esistono
I mari azzurri purissimi, serenissimi,
quasi laccati oceani della tranquillità
protetti da muri candidi profondissimi
nella quiete di un inverno nelle cose,
per la barchetta di vetro
che non ha nulla da temere
in un'aria iridata
in una sua terrena trasfigurazione,
sicuramente senza naufragio,
come le camere nel paese delle rose
perenni,
non esistono.

Ringrazio Giacomo Cerrai (http://ellisse.altervista.org/) e Francesco Marotta (http://rebstein.wordpress.com/category/viola-amarelli/) per l'ospitalità, Viola
l’amore mio è buonissimo
infatti quando si ricorda
si sforza sempre di farmi delle domandine
per far vedere che si interessa a me
l’amore mio poverino è commovente
***
l’amore mio quando era bambino
chissà che grembiulini metteva
e se era un bambino buono o così così
l’amore mio quando era bambino
se sapevo dov’era me lo rubavo
***
l’amore mio certe volte mi fa piangere così tanto
che non so più come fare
ma dopo quando è passata
appena penso all’amore mio mi viene subito da sorridere
***
chissà se l’amore mio ci sarà
quando sarò in punto di morte
mi piacerebbe tanto di sì
e che mi stesse vicino vicino
tanto è l’ultima volta
e che mi dicesse delle cose commoventi
per esempio mi dispiace molto che tu muoia
***
l’amore mio è cattivo
infatti non legge le mie poesie
e allora le mie poesie si sono malate
ecco
e poi sono morte
sono morte tutte e quattrocento
e quello che adesso scrivo già non c’è più
a meno che nel vento.
da “L’amore mio è buonissimo” (quaderno collettivo),
Guanda, 1978

Si inaugura domani a Lecce : in bocca al lupo a Bianca e Roberto
a casa fare casa
questua si fa afa
il padre nostro
e l’ave maria
trapunta sui letti
la crocifissione
cristo è morto
risorge
canta il gallo carillon
sul comò
con cresta di plastica
l’occhietto dipinto
giudate pupille
che giuda giovane
cavò da sé

metodo8
Sembra infine, all’analisi attenta, che tutto il lavoro della nostra saggezza si possa ridurre a un adeguarsi a qualcosa che saggio non è. L’attenta analisi dei fatti, che passa attraverso l’analisi della costituzione dei corpi, dei bacini, il precario equilibrio della grazia,in un pomeriggio, ci costringe,alla fine a riconoscere che non vi è, sotto il sole, né nulla di nuovo e neppure qualcosa. L’esercizio della nostra saggezza, il silenzio,lo sguardo, ci conducono infine ad un gioco di bocce con dei pensionati. In un paese dove la sabbia è bianca,la mano dell’uomo ordinata,il ritorno un penoso divertimento. Che tutto ciò che ci è dato, non può,oramai, costituire un affanno. E se ancora inganniamo il nostro cuore con l’idea di una scelta tra il sottrarsi alla cura furiosa di Dio e la previsione, significa che la nostra saggezza è carente.
Sotto il cielo è la libertà, senza alcun lineamento.
dialogo6 (canzone ad accenti)
- a ritroso
- ecco forse quest’uomo può dire
di aver conficcato un pugnale
tra le spalle del giorno
- a ritroso, e, certo, a ritroso
- ti vorrei con un fiore macchiare
- ti vorrei con un fiore macchiare
- qualcuno apré le mie lettere, prima che arrivino
- è il presidente degli stati uniti
- io credo
- ti vorrei con un fiore macchiare
- spediscilo
- a quale indirizzo?
- a tuo padre
- lo ricevi tu?
- senza meno
- a ritroso
- a ritroso
- tu balli?
- io bevo del vino
- tu balli?
- a ritroso
- lasciàmi finire
- parli strascicato
- anche tu
- lo hai pugnalato?
- una volta
- alle spalle?
- alle spalle
- al tramonto
- a ritroso
- vorrei con un fiore macchiarti
- staccà il gelsomino
- tu parli ad accenti alternanti
- a ritroso
- mandàmi lo stelo di un fiore
- lo stacco
- le mie ossa, a ritroso
- accoltellami in mezzo alle spalle
- con un gelsomino
da “La Comunità Assoluta”, 2008,lampi di stampa,
collana Festival a cura di Valentino Ronchi
credit photo Orfeo Soldati
Calchi, stampi, comandi
altrui potere
le parole zavorra di pensiero,
amatissimi lacci, nodi, intrecci,
bulimia di sintassi,
strappa la rete.
Ed sempre così ed è così che finisce sempre
e il fuoco e la rosa sono una cosa sola
e sem
pre la stessa scena e sempre lo stesso
soggetto fin dall’inizio come nella Bibbia
o nel Sole sorge ancora che comincia Robert Cohn
era campione di boxe dei pesi medi ma poi perse
i coglioni e siamo daccapo siamo sempre lì
al solito vecchio tema alla solita scena
con tutti i cittadini e tutti i personaggi
a darsi daffare per quello fin dal principio e pare
che non pensino mai ad altro che a farlo