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Utente: viomarelli
Nome: viola amarelli
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giovedì, 29 novembre 2007

CREANDO

 fenice II

 

 

 

 

 

Creando

         comprese il bene e il male

lo prese

          insieme magma e creta

toccandolo

           velluto luce oscuro

un punto

            espanso in corsa lenta

scansione

           nel rollio respiro il mondo

insieme

           scivolò goccia nell’onda

sfiorando

           calcari e madreperla, ossa fenicie

nel nulla

           rideva il senso pieno

il trillo

           aperta l’aria all'alba.

 


postato da: viomarelli alle ore 18:49 | link | commenti (7)
categorie: poesia, filosofia, viola amarelli
domenica, 25 novembre 2007

Contrasto d'interni

george_clooneyVendeva specchietti, lucciole e perline

(ma li vendeva lieve)

Lustrava reboanti panzane da lattante

(il desiderio onirico che vero fosse il magnifico)

Ruffiano, aduso a darlo via il sedere

(semplicemente quello era il suo mestiere)

Pensava di essere furbo

(come qualunque giocatore al gioco)

Grugno di similporco, neanche porco vero

(umano il tentativo di travestire il trivio)

Copiava diligente frasi e battute altrui

(mai avuto pretese di essere intelligente)

Cavava il suo buon senso dal noto

manuale del perfetto banale

(la cifra del felice)

Non mi ha mai amato

(l’unica, concreta, flagranza di reato).

 

da "Versi senesi", 2003, inedito


postato da: viomarelli alle ore 11:24 | link | commenti (20)
categorie: poesia, viola amarelli, versi senesi
mercoledì, 21 novembre 2007

Deleuze: lezioni su Spinoza

deleuze

 Spinoza ci rivela una cosa molto semplice: la tristezza non rende mai intelligente. "Essere tristi" significa "essere fottuti". Per questo i potenti hanno bisogno della tristezza degli assoggettati. Cultura e intelligenza non hanno mai tratto giovamento dall'angoscia. Finché avrete affetti tristi, state subendo l'azione di corpi o anime che non convengono con voi. Mai la tristezza procurerà nozioni comuni: ossia l'idea di qualcosa che accomuna due corpi o due anime. Sono parole piene di saggezza, quelle di Spinoza. La morte è la cosa più immonda. Spinoza si oppone alla tradizione che identifica la filosofia con la meditazione sulla morte. La morte è sempre un pessimo incontro. La sua opinione al contrario è che la filosofia è meditazione sulla vita.


Gilles Deleuze da "Cosa può un corpo? Lezioni su Spinoza" ombre corte, 2007


postato da: viomarelli alle ore 22:51 | link | commenti (7)
categorie: spinoza, deleuze
martedì, 20 novembre 2007

A Delfi: il novizio

L’amava per come aveva lieve il passo

sottili le caviglie di gazzella e i ricci

scompigliati di castagna lungo le spalle

sino ai molli fianchi, l’amava per come era

appassionata a bambini, città, foglie e

cavalli, per la voce roca e piana intensa

con cui addolciva l’eco della sorte.

Amava, il giovane novizio, lei

che tradiva persino il nume biondo.

                                                           pizia


postato da: viomarelli alle ore 19:08 | link | commenti (10)
categorie: mito, e-book, viola amarelli
domenica, 18 novembre 2007

Pari opportunità: Italia? No, Nicaragua...

pariopportunità

San Rafael del Norte-Nicaragua: il capo della polizia in pausa caffè

photo credit: Orfeo Soldati


postato da: viomarelli alle ore 10:55 | link | commenti (2)
categorie: politica, foto
mercoledì, 14 novembre 2007

Bambole di stracci

HomageToRothko

Ancora morbida

la fontanella al cranio,

bolla di aria il seno della mamma

sboccio di vita – corpi cianidrici

ammassati – soffio di mani livide

e piedini

schiantata un solo colpo di stivale

come in un prato primula

o campanula

come nel mondo schiantano

invisibili per fame, sete, botte

deflorate

le bocche di leone, violacciocche

tutte le bimbe che non sappiamo amare,

figlie scomparse, bambole di stracci.

 


postato da: viomarelli alle ore 05:26 | link | commenti (8)
categorie: poesia, inedito, viola amarelli
martedì, 13 novembre 2007

Regina Madre - Benin

benin

 In bronzo, una delle quattro teste di regina madre tuttora conservate, risalente al XVI secolo, tra i vertici dell'arte africana nel regno del Benin


postato da: viomarelli alle ore 05:32 | link | commenti (3)
categorie: africa, arte plastica
venerdì, 09 novembre 2007

Borges: il credo di un poeta

borges%

“Si legge quello che piace leggere ma non si scrive quello che si vorrebbe scrivere bensì quello che si è capaci di scrivere…

…Mi sono trastullato con un’idea, l’idea per cui, sebbene la vita di un uomo sia composta da migliaia di momenti e di giorni, tutti quei momenti e quei giorni si possono ridurre a uno solo:il momento in cui un uomo sa chi è, quando si guarda nello specchio…

…Naturalmente l’importante è quello che sta dietro la poesia. Io ho cominciato  tentando – come fanno tutti i giovani –di nascondermi….

…Che cosa significa per me essere uno scrittore? Semplicemente essere fedele alla mia immaginazione. Quando scrivo qualcosa ci penso non in termini di fedeltà ai fatti (il fatto è solo una rete di circostanze e di casualità) ma in termini di fedeltà a qualcosa di più profondo. Quando scrivo un racconto lo faccio perché in qualche modo ci credo, non come chi crede semplicemente nella storia, ma come chi crede in un sogno o in un’idea…

..Pur immaginando di essere piuttosto astorico, visto che i significati e le connotazioni delle parole cambiano, penso ci siano versi – come questo di Virgilio (“Ibant oscuri sola sub nocte per umbram- Andavano oscuri nell’ombra della notte solitaria")……- dove in qualche modo si è oltre il tempo. Penso ci sia un’eternità nella bellezza…

..Quando scrivo, cerco di essere leale col sogno, non con le circostanze..

..Se dovessi dare un consiglio agli scrittori (e non credo ne abbiano bisogno perché ognuno deve scoprire le cose da sé) direi semplicemente questo: che lavorino il meno possibile alle loro opere. Non credo che cincischiare serva a qualcosa. Viene il momento in cui si scopre quello che si può fare, in cui si trova la propria voce naturale, il proprio ritmo…

..Quando scrivo non penso al lettore (perchè il lettore è un personaggio immaginario) e neppure a me stesso (forse io stesso sono un personaggio immaginario) ma penso a quello che cerco di comunicare e faccio del mio meglio per non rovinarlo.Quando ero giovane credevo nell'espressione..Volevo esprimere tutto..Adesso sono arrivato alla conclusione (che può sembrare triste) che non credo più nell'espressione: credo solo nell'allusione. In fin dei conti, cosa sono le parole? Sono simboli per certi ricordi condivisi. Se uso una parola, voi dovreste avere una certa esperienza della cosa cui quella parola corrisponde.Altrimenti non vi dice nulla Penso che si possa solo alludere, che si possa solo far sì che il lettore immagini....

..Tento semplicemente di comunicare qual è il sogno e se è un sogno offuscato  non provo ad abbellirlo, e neppure a capirlo..

..Penso che si dovrebbe credere nelle cose anche se poi deludono."

 

Jorge Luis Borges,  “L’invenzione della poesia-Le lezioni americane”, Mondadori, 2001


postato da: viomarelli alle ore 17:53 | link | commenti (14)
categorie: poesia, borges, poetica
martedì, 06 novembre 2007

P.P.P.

Le stimmate nel nome

tre volte peccatore

senza innocenza colpa dentro il cuore

la morte del fratello,

lengua d’arcadia e monti e venti

e corpi imberbi piepaolo

ed era torbido sangue pulsione

bambinelli,

era sangue e dolore, addolorata madre,

e rime, riasseverate antiche

a propiziare un io spaurito con

le polemiche da retore roventi

-oh, il rivoltoso barocco manierista

d’accatto alle baracche-

l’eden e l’inferno dei poveri sgomenti

fra le poltrone da cinema velluto

in quelle notti, febbrili notti romane,

notti di occhi innocenti da violare.

Morte era morte è morte

spina nel cuore,

sbocco di sangue a una costrutta icona

già combusta, ora e allora.

Sull’arenile la rosa,

quella aulente,

troppo vicina al sale

non fosse l’onda pietas, pace pura.

 

viola amarelli, inedito


postato da: viomarelli alle ore 19:57 | link | commenti (8)
categorie: poesia, pier paolo pasolini, inedito, viola amarelli
lunedì, 05 novembre 2007

A Delfi: i fedeli

pizia

Dipende dalla domanda, parrebbe ovvio

il responso, il più complicato è difatti

capire che diamine vogliano.

Eppure l’abbiamo anche scritto

“conosci te stesso” e "nulla di troppo”,

ma insistono privi di logica

a chiederla in metrica a un dio

o meglio, per essere esatti,

a un corpo, evidente, di donna

che ad ogni dilemma dal fondo perenne

riappare illusoria la stessa speranza,

che tutto risolva una ninna nanna.  

da "Notizie dalla Pizia", e-book, "Vico Acitillo, 124", 2005


postato da: viomarelli alle ore 13:12 | link | commenti (6)
categorie: mito, e-book, viola amarelli