Spudoratamente
vi propongo un estratto di quattro testi.
Onestamente
cercherò di far di meglio, se ci riesco
Al momento,
così è, let it be, grazie,
da “Fuorigioco”, Joker, 2007
Eretici
Pochi ignorati ai margini
negli orli slabbrati a scaccio rifiutati
bruciati a volte a volte suicidati
nel minimo derisi in ogni luogo.
Non per orgoglio né per umiltà
altro non era dato, semplicemente,
lieve o pesante
spesso lo stesso entrambi
testimoniando sino nel silenzio
l’essere altrove, l’essere altrimenti.
Quartieri Spagnoli
Magro il palazzo pigiama, la canottiera
nera su nero lungo i quartieri
spande eleganza
alto, le spalle larghe
guepiere di pizzo in pieno giugno pallido avorio
incede assorto,le rughe tese, in processione
asceta in cerca della bellezza
intorno il vuoto, nessuno guarda
mentre gli fanno tacito largo
come da sempre, segno e rispetto,
statua vivente sacra a follia.
Rimbaud
Tutto cazzo ardente, poi
come sapeva, svanì lo sperma.
Eremo
Esultò limpida la voce di silenzio
fresco riparo, calore di cannella
che s’addensa affollata sulla pelle,
tutto magicamente per il meglio,
si accosciava il respiro nelle anse del ventre.
(81)
1. Parole sincere non ammaliano
2. Parole che ammaliano non sono sincere
3. Chi sa non sfoggia erudizione
4. Chi è erudito non sa
5. Chi è buono non possiede molto
6. Chi molto possiede, non è buono
7. Il saggio non accumula
8. Quando si è adoperato per gli altri dispone ancor di più per sé
9. Quando ha donato tutto agli altri, gli resta ancor di più
10 La via del cielo dunque reca benefici e non nuoce
11. E’ proprio della via dell’uomo adoprarsi per gli altri e l’evitar contese
(68)
1. Un bravo soldato non ha piglio marziale
2. Un bravo guerriero non è rabbioso
3. Un bravo vincitore non affronta i suoi nemici
4. Chi è bravo a utilizzare al meglio gli altri, agli altri sottostà
5. Questa è definita virtù del non contendere
da “Laozi Genesi del Daodejing” a cura di A. Andreini, Einaudi,2004
Cedè alla fine la faglia
ch’era il mio corpo,
quando allo stremo era la battaglia
e le ferite si andavano incrostando
sui geroglifici delle cicatrici.
Offuscata da fango abbandonai
la vana impresa degli scontri vili
coi vili fanti in tanti soverchianti
e trasmutai rapida di sera
verso l’impegno dalla sorte estratto
sin dagli inizi di novizia alfiera.
Così tornata su incognito crinale
divenni ciò ch’ero sempre stata,
spada senza elsa entro un fuoco aprico,
e non lasciai d’attorno vivo nemico.
*Ororo, nome di una dea africana della tempesta
I cerchi perfetti di disegnatori e geometri non interessano al bambino. I cerchi imperfetti del bambino non interessano all’adulto. Quest’ultimo li chiama scarabocchi, non scorge l’essenziale, lo slancio, il gesto, il tragitto, la scoperta, il riprodursi esaltante dell’accadimento circolare, quando una mano ancora debole, inesperta, si afferma.
da “Les commencements”, H. Michaux,, Stampa Alternativa, 2004
Ho perso qualche dea per via dal sud al nord
e anche molti dei per via dall’est all’ovest.
Mi si è spenta per sempre qualche stella, svanita.
Mi è sprofondata nel mare un’isola, un’altra.
Non so neanche dove ho lasciato gli artigli,
chi gira nella mia pelliccia, abita il mio guscio.
Mi morirono i fratelli quando strisciai a riva
e solo un ossicino festeggia in me la ricorrenza.
Non stavo nella pelle, sprecavo vertebre e gambe,
me ne uscivo di senno più e più volte.
Da tempo ho chiuso su tutto ciò il mio terzo occhio,
ci ho messo una pinna sopra, ho scrollato le fronde.
Perduto, smarrito, ai quattro venti è volato.
Mi stupisco io stessa del poco di me che è restato:
una persona singola per ora di genere umano,
che solo ieri ha perso in treno l’ombrello.
Wislawa Szymborska
da “Ogni caso”, Libri Scheiwiller,2003
traduzione di Pietro Marchesani
Divorando voragini arrembai
vortici di botri e catafrossi,
attendevano al varco vieti caifassi
fra canutiglie di vescovi vermigli
a vanagloria velario di vespai.
Venturosa nel vuoto cava saggiai
il sale che raggrumano alle stive
gli assilli, echi corrosi degli abissi
onde si involsero i rampini, nel corpo
a corpo declinando a inchini.
Viola d’amore conquisi il galeone,
smontandone i casséri con le coffe
e in re minore sciolser le gomene
pavane a frotte prive di civanza.
Vene citrine di quarzo e acquamarine
ondeggiò in tripudio la possanza,
fulgenti furono i venti in un istante
diaspro coinciso con il vespro,
e dileguai, vela nell’erranza.
Viola Amarelli da “Fuorigioco”, Joker, 2007

“lo spazio è al limite della conoscenza perché sfugge a qualsiasi tipo di simbolizzazione e di generalizzazione”
"Noi architetti abbiamo un pane da modellare ma bisogna controllare se abbiamo il calore alle mani. E non c'è calore se non si ama profondamente. Noi si ha una paura cane a dire amare. Ma io voglio amare fino in fondo alla vita"
Giovanni Michelucci 1891-1990
da “Le parole per guardarle” di G. Cecconi, Bandecchi e Vivaldi editore,2002
photo credit Alfonso Acocella “La Chiesa dell’Autostrada”, architetto Giovanni Michelucci
Quelli dalla guệpiere col pizzo in controluce
Quelli con il filmato per le istruzioni d’uso
Quelli che stai godendo, davvero ti è piaciuto?
Quelli che il godimento è solo affare loro
Quelli che ti vorrebbero tutta e soltanto mia
con la postilla illogica però anche un po’ troia
Quelli che tu non sai quanto posso durare
poco in genere, o troppo, comunque non il giusto
Quelli dal tocco esatto, libro d’anatomia
Quelli di rendimi schiavo e tu prova a spiegare
come il lavoro nero sia contro i tuoi ideali
Quelli che, tutti, agognano, prenderti per i fondelli
Quelli di nessuna è come te, falso ma vero, grazie
Quelli che scusa, cara, tradisce il desiderio
specie quando è in eccesso, ti giuro mai successo
Quelli delle varianti, scomode e uguali tutte
Quelli che lo vorrebbero cosmico in simultanea
come se fosse agevole la via che mena al cielo
Quelli che prima e dopo è d’obbligo la doccia
Quelli che ipso facto ti russano di botto
Quelli che nel post tristezza ti prego tienimi stretto
Quelli che sempre dopo non so né ti conosco
Quelli che ti resta acre l’odore addosso
Quelli che, i migliori, ti portano il caffè
Gli altri, quelli che hai amato, chiara e limpida vampa
sacra da sempre danza.
copyright Viola Amarelli, inedito
Mi è accaduto di avventurarmi a scrivere ma ritengo che quello che ho letto sia molto più importante di quello che ho scritto. Si legge quello che piace leggere ma non si scrive quello che si vorrebbe scrivere, bensì quello che si è capaci di scrivere.
da “L’invenzione della poesia”, Borges, Mondadori, 2001
I poeti lavorano di notte
quando il tempo non urge su di loro,
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.
I poeti lavorano nel buio
come falchi notturni od usignoli
dal dolcissimo canto
e temono di offendere Iddio.
Ma i poeti, nel loro silenzio,
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle.
Alda Merini, da "Testamento", Crocetti, 1988