Nel rasoio della mente
numeri e stringhe danzano veloci,
la stonatura solo l’occorrenza da dipanare
affina le sinapsi
sin quando, sin dove
combaciano sbocciando
così la mente giunge, arriva, precipite
e sicura ed è compiuta
solo non sazia,
il picchio nell’orecchio, il martelletto,
rosica il tarlo,
oltre più avanti
finché s’arrende e apre le braccia
oltre, non basta
e s’amplia ed entra il gaudio del respiro aperto
e l’amoroso bronco ripara all’imperfetto,
l’erroneo del difetto, quello che è, oltrepassa
contagio dell’affetto
c’è nel non c’è abbraccia
e il taglio, l'inutile, sparisce.
Le vostre alture, le vostre aride piane d’inondazione
le vostre montagne pietrose e rocciose
le vostre distese, praterie, pianori
i vostri arbusti, i vostri pini,le vostre mirabelle spinose
il vostro sole spossante, i vostri torrenti
sporadici e pieni, i vostri cereali
i vostri immortali strati di tesoro
e le luminose frontiere blu di cristallo
i vostri corvi, le vostre ingorde ricchezze che inghiottono
la vostra agonia e le vostre nazioni di grida di guerra.
Le vostre zebre al galoppo, le vostre belve
i vostri leoni ruggenti e i lupi affamati
il vostro bestiame, le vostre anime, le vostre pecore e le capre
i vostri pesci al nuoto e i coccodrilli addormentati
i vostri insetti ronzanti e le colombe al volo
le vostre belle fattezze soltanto anime dilaniate
dalle turbolenti vite errabonde
senza rifugi né caverne
tutti si adirano e attendono nel dolore
il colpo i grazia
per il quale le vostre vittime galantemente sacrificano
il loro sangue per illuminare le vostre bellezze
soltanto cieli nuvolosi
M. G’Gangula (Mitri)-Namibia
Di carrozza in carrozza lungo un treno
velocità subsonica, polìmeri al titanio
lo spaesamento di una Macao carnaio
nei due scomparti zeppi di cinesi
non fosse fuori il rosa delle mura e
in prima classe una Vuitton farlocca,
falene di promesse già sbiadite
nella rincorsa d'un altra coincidenza
macina il treno millenni, imperi e vite.
copyright Viola Amarelli

Cadenza del distacco, quando esaurisce il tocco
il corpo nella carne che s’ingialla,colata
d’oro spurio, lì allora cede il passo, flette
il ginocchio, sfila la caviglia
corsa che s’appalesa senza tracce
come nell’altrove allontanarsi
nulla nasconde né rivela maggio
solo profumo intenso un gelsomino.
Copyright Viola Amarelli
Troppe sigarette, e persone superflue
passioni sfocate,
bersagli che centrati si rivelano sbagliati.
Porto su porto la linea del fondale
dove il corallo petalo traspare,
la fine preferibile all’eterno,
navigare.
da "Fuorigioco" di Viola Amarelli, Joker 2007
Non aver dubbi, incertezze,non troppe,
certe domande senza risposte
e un bimbo è un bimbo, rosa
una rosa, sonno è il riposo
l'aria è una grazia, la terra un sasso
sempre in agguato costante il male,
forze coatte in spaziotempo
salvo poi esplodere in supernova
come una gioia fusa energia
quello che vivi, la verità.
copyright Viola Amarelli, inedito
Preesistenza
Io ero, nel tempo in cui non erano i Nomi
né c’era traccia d’esistenza di esseri.
E il ricciolo dell’Amico Eterno era l’unica traccia di vero
E l’unico oggetto era Dio!
E tutti gli oggetti e i nomi promanarono da Me
in quell’attimo eterno che né Me né Noi c’era.
E in quell’attimo antichissimo e primo mi prostrai a Dio
quando ancora Gesù non fremeva in seno a Maria.
Da un capo all’altro percorsi tutta la Croce e i nazareni
tutti conobbi: sulla Croce non c’era.
Nella Pagoda andai, nel tempio di monaci antico andai,
neanche là m’apparve colore di Lui.
Le briglia della ricerca allora volsi alla Ka’ba ma là,
meta di giovani e vecchi, nulla c’era.
E viaggiai verso Herat e viaggiai a Qandahar, e sotto
cercai, e sopra cercai; ahi, là anche non c’era.
E volli spingermi ancora fino alla cima dei monti Qaf,
i confini del mondo; dell’eterna Fenice là
traccia non c’era.
E ne chiesi allora al Libro e alla Legge
ma, e l’uno e l’altra, muti, non ne fecero parola.
E l’occhio mio, capace solo di Dio, dovunque vedeva
qualità e forme diverse da Dio.
E infine fissai lo sguardo nel cuore ed ecco, là io lo vidi,
in nessun altro luogo che là Egli era.
E in verità così perplesso, ed ebbro e stupefatto
ne fui che più non si vide un atomo solo dell’essere mio.
Io più non ero.
(Unesco-2007:anno di Rumi)