Occorrono ossessioni,
“Nel respiro” (L’arcolaio, 2009) di Paolo Fichera è un libro che si fonda con lucida consapevolezza sul rigore e la coesione. Gli eserghi – che testimoniano con gli autori citati, da Holan a Giacometti, la scelta di una posizione appartata e trasversale, ai bordi del mondo – e la suite conclusiva delineano, infatti, chiaramente i binari di un poemetto ontologico. Il fluire incessante della materia umana, il ciclo alfa-omega di nascita e morte vegono infatti incisi – chirurgicamente – non tanto per trovarne senso e ragioni quanto per ripercorrerne la nuda *erosione*, per diventarne, per quanto possibile, esperienza *materica* nella parola.
Il susseguirsi dei tre “movimenti” in cui è suddiviso il poemetto vede innescarsi sulla dolente morte di un padre amatissimo – dove trapelano pudore ed affetto reboriani - l’annuncio di un figlio in arrivo, in un passaggio generazionale che, per fisicità esperienziale, trasforma la nota figura della ruota e del ciclo in un impatto deflagrante. E’ da questo nucleo concreto che si diparte un coraggio stoico nell’immergersi nel non-senso delle apparenze, per comprendervi un logos che non è trascendente ma insito alla fattualità del così è. Non a caso i tre “movimenti” si denotano “nel respiro”, “nel sangue” e “nel battito”, riportando la poesia da un lato all’originario ritmo biologico che ne segna la fonostruttura costitutiva, dall’altro al fenomenologico scorrere del mondo, all’incomprensibile e irreducibile processo della “cosa nuda erode cose” come recita il sottotitolo del libro.
IL SUO BECKETT
Andare a trovare mia madre è come darsi a un’opera di Beckett.
Conosci la sensazione di sprofondare nella crosta terrestre,
il nero profondo dell’oh no della stanzetta
con pareti troppo vicine, tanto comprendibili.
Tintinnio e dissolvenza di giocattoli che appartengono alla memoria
ma che appaiono qui per errore, vagabondi e soffocati
su una pagina di dolore.
Peggio
dice quando chiedo,
mentre (era aprile?) un certo buon umore le sfiora gli occhi—
“siamo andati in barca a remi sul Lago di Como”
senza giungere al labbro.
Il nostro amore, quell’esaltato mezzo matto,
fa una corsa intorno alla stanza
e fa sbattere ogni cosa
per poi sparire di nuovo.
da Decreation, 2006
Anne Carson (1950) è una poetessa, traduttrice e saggista canadese. Insegna Letteratura Greca e Latina e Letteratura comparata all’Università del Michigan. Tra i suoi libri di poesia Decreation: Poetry, Essays, Opera (2005); Men in the Off Hours (2001), vincitore del Griffith Poetry Prize; The Beauty of the Husband: A Fictional Essay in 29 Tangos (2001), vincitore del T.S. Eliot Prize per la poesia; Economy of the Unlost (1999); Autobiography of Red (1998), tradotto anche in italiano da Bompiani e finalista al National Book Critics Circle Award e al T.S. Eliot Prize; Plainwater: Essays and Poetry (1996); Glass, Irony and God (1995), finalist al Forward Prize, Goddesses And Wise Women (1992). Tra i riconoscimenti che le sono stati assegnati il Lannan Award, il Pushcart Prize, il Griffin Trust Award for Excellence in Poetry, una borsa del Guggenheim, e il MacArthur Award, meglio conosciuto come “il premio dei geni”.
da "Taccuino nero"
Fabbrica
ci si stanca a vivere
Ci si stanca a vivere e a fare il dovere nostro
ma tra fili, campetti e marcite
l’arbusto sbuca nel cortile, colma di luce
è la luce, una speranza spinosa eguale all’ortica
ci lascia immaginare il futuro e ci segue la sirena
industriale come degli Ulisse con i tappi di plastica
nelle orecchie e calzari di ferro e passi roboanti.
Albrecht Dürer
No, perché questo mondo non è sconcio,
neppure sciapito o inane,
ma solo il teatrino che a me stesso acconcio,
un battagliar placido di rane
Pieghevole come un sipario cartonato,
sul quale fare pressione
con modo e senso che è già stato dato
al momento della creazione
Ed è presago chi non muove più la mano
Né accumula forze che tanto poi sperde
Per dare forma e misura sempre invano.
Questo sapore d'autunno appena dentro le case,
stanchezza di terre arse, il lungo sentiero delle lune,
l'arido richiamo dei giorni e spesso un inconfondibile terrore di sogni;
fiutarsi vivi dai cuori di plastica,
dondolarmi per occuparmi del tempo che ansima
nelle sottili ombre d'erba,
forse il mio corpo comprenderà
l'indice perfetto dei passi.
da “Nome e soprannome” (Atelier, 2001)
Stanotte di fronte al televisore spento
mi sono messo a ballare con una canna da pesca
un lento tragico e romantico, ho spostato i mobili
del soggiorno e al centro del pavimento ho ammucchiato
quotidiani vecchi, cartoni di latte e qualche
fazzoletto sporco. Poi ho dato fuoco a tutto
e mi sembrava di partecipare a uno di quei veri balli
studenteschi pieni di gioia e di speranza nella vodka
con un chiasso infernale che mi riempiva le orecchie
con il rumore del mare.
Spento il fuoco, qualche ombra fiera e dura
incisa sulle mura, la canna da pesca incrinata
sono rimasto a suonare su una tastiera sgraziata
chissà poi cosa
aspettando di riprendere fiato
e ho pensato di uscire all’aria aperta ma chiudendo
gli occhi il rosso del fuoco divideva ancora
il mio pavimento e non colava a picco,
rimaneva fisso lì a marchiare il territorio
in attesa di tutta la mia miseria.
Genii loci. Al Tequila
Giovedì 29 ottobre dalle 18,30 alle 21,30
Listening party al Tequila, Piazza Pitesti, Caserta
Genii loci (lat.) o Genios locos (sp.)? Venite e vedete! :-)
_____________________________________________
Oh, non avete idea dell'accozzaglia
mirabile d'ingegni e d'ambulanti
mitologie che torrida v'aspetta
quest'ebbro giovedì al Tequila, dove
faran la fila non so quanti vati,
vatesse, paravati e coprivati!
Di musica si vestono e di moti
dionisiaci le performance, benché
sian Apollo e le Muse più che Dioniso
e le Menadi i tutelari nostri;
o forse no; o si è ircocervi e mostri;
in ogni caso, a naso, è un bel Parnaso.
Questa l'alata lista provvisoria
(a non scannarsi, in ordine alfabetico),
ch'aggiorneremo ad ogni aggiunta certa
(o disaggiunta, ov'un caschi 'nfluenzato
o vinca un viaggio ad Oz tutto sp[a]esato).
Calliopè, Calliopè, l'arena è aperta!
_____________________________________________
I POETI LOCALI NEL LOCALE
♦ Viola AMARELLI
♣ Livio BORRIELLO
♣ Gianni CAMPI
♣ Francesco FORLANI
♦ Nadia MARINO
♣ Paolo MASTROIANNI
♣ Marco PALASCIANO
♦ Silvia TESSITORE
♦ Maria VALENTE
♣ Carmine VITALE
(Probabile al 50% la presenza di
♦ Rosaria CAPACCHIONE, e fors'anche
♣ Emiliano D'ANGELO.)
_____________________________________________
♦ = creature vulvaci
♣ = creature fallaci